«Chiamare Dio “Signore” è maschilista»

La direttive della Chiesa inglese: «Dobbiamo evitare che gli uomini si sentano superiori alle donne»

Lorenzo Amuso

da Londra

La Chiesa d'Inghilterra si rinnova all'insegna del riconoscimento della parità dei sessi, inaugurando una fase teologica «rosa», che mette al bando tutti i messaggi involontariamente maschilisti nascosti nella liturgia religiosa. L'indicazione, contenuta nelle nuove linee guida distribuite a vescovi e pastori, è chiara: ripulire predicazioni, sermoni, inni da quelle espressioni che possono, anche solo indirettamente, suggerire la subalternità femminile. Nelle sue interpretazioni distorte e malevole - avverte il rapporto «Responding to Domestic Abuse» - la predicazione religiosa sembra giustificare atteggiamenti violentemente prepotenti e possessivi da parte degli uomini. «La violenza domestica è fondamentalmente un abuso di potere e molte definizioni di Dio derivate dalla Bibbia e dalla tradizione cristiana lo hanno rappresentato in maniera non giusta e potenzialmente oppressiva», si legge nel rapporto. Aberranti legittimazioni esegetiche, contro le quali l'arcivescovo di Canterbury Rowan Williams invita ad usare «immaginazione e sensibilità» per «correggere questo profondo squilibrio».
Lo studio, che ha indispettito non poco le frange anglicane più conservatrici, denuncia come la maggior parte delle violenze domestiche si verifichi all'interno di matrimoni cristiani, quasi che certi credenti si sentissero incoraggiati a considerare le mogli di loro proprietà. Da qui l'invito ad evitare «un uso acritico dell'immaginario maschile», accantonando l'idea di «Dio come Signore, duro e dispotico». Così come quella della Vergine Madre, simbolo «della passività e dell'obbedienza femminile», a cui per tradizione si richiamano le donne vittime di violenze non per denunciare, ma al contrario per perdonare i propri aguzzini. Resta da capire che ne sarà di una tradizione secolare di preghiere e salmi, che nelle intenzioni dovrà essere riveduta e corretta secondo le raccomandazioni dell'Archbishop Council, il gabinetto della Chiesa d'Inghilterra. «Sembra che stiano seriamente pensando di gettare via secoli di insegnamenti giudaico-cristiani a causa di qualche mezza teoria femminista», commenta sprezzante Simon Calvert del think-tank evangelico Christian Institute. Il sospetto di alcuni è che il politically correct abbia fatto irruzione anche nel mondo ecclesiastico. «La Bibbia dice che Dio ha caratteristiche sia maschili che femminili ma non ha nessun problema ha riferirsi a Dio come se fosse di genere maschile», precisa Rod Thomas, un vicario di Plymouth.