La Chiesa militante

Questo è il primo testo programmatico del nuovo presidente della Cei. Colpisce il tono molto chiaro del discorso che parte dal mancato intervento del Papa alla Sapienza e fa di esso la base del cambiamento di approccio della Conferenza Episcopale del nostro Paese. È il rapporto scienza e fede che viene affrontato come il tema dominante, nella convinzione che la modernità, giunta alla sua eclisse, non possa rinnovare ciò che di vero c’è in essa senza un’apertura alla fede. Vi è il sentimento di una crisi di civiltà che determina, con questo intervento, un nuovo approccio della Chiesa italiana ai problemi del tempo. La Chiesa è in dialogo con la modernità per principio e vuole salvarne il legato: ma sa che esso non potrà essere fatto se non in collaborazione con la Chiesa.
Le questioni perciò assumono uno stile di confronto diretto che riguardano anche la sfera politica. E sono proprio i temi dell’omosessualità e dell’aborto che divengono centrali in un conflitto che non è più di politiche, ma che riguarda l’essenza della civiltà. Bagnasco non considera più i temi che la Chiesa propone nella politica italiana come questioni ecclesiastiche, ma come problemi che riguardano la sua missione nel mondo come difesa di ciò che il Cristianesimo vi ha apportato.
Per questo i temi su cui alcuni cattolici potevano pensare a un compromesso, come appunto il matrimonio omosessuale, divengono una questione di principio. Lo si vede nel tema dell’aborto in cui viene accettato il tema della moratoria. Ciò che sembrava oggetto di dibattito viene ora risolto in termini di principio.
Con Bagnasco la Chiesa cattolica italiana diviene militante in forma molto più netta di quello che era avvenuto con il cardinale Ruini. Bagnasco indica la sua adesione alla posizione del Papa sulla connessione essenziale tra Chiesa e Cristianità, tra Chiesa e civiltà cristiana. Il tema delle radici cristiane non diviene oggetto di desiderio e di supplica, ma bandiera di combattimento.
Evidentemente la condizione dei cattolici in politica muta. Non sono più i tempi in cui le condizioni della collaborazione tra cattolici e laici possano essere lasciate alle scelte dei partiti anche se di cattolici. Ma le posizioni dei cattolici in politica devono essere parte dell’impegno della Chiesa per la salvezza della Cristianità, quindi del ruolo sociale e politico del Cristianesimo nella storia del mondo occidentale e orientale. Che cosa sarà dei teodem non sappiamo. I tempi dei cattolici democratici sono finiti quando è tramontato il comunismo nella storia. Oggi contro la visione laicista e scientista del mondo vi è una Chiesa italiana che fa della Cristianità non dimenticata il segno della sua battaglia e apre una prospettiva verso il futuro.
Gianni Baget Bozzo
bagetbozzo@ragionpolitica.it