Ci vorrebbero quelle maestre di altri tempi

Caro direttore, mi scuso per diverse cose: prima quel «caro», ma ho una scusa, ho 90 anni e sono una vecchia maestra.

Seconda: la carta da lettere non ce l'ho più e non volevo comprarla!

Terzo motivo delle scuse: quando ho letto il suo articolo sulla morte di Ciampi (articolo che condivido in pieno) sono rimasta basita perché l'errore (per me) che ho segnato mi ha fatto sobbalzare. È sicuro che si possa dire anche così? Io in classe l'avrei ritenuto errore correggendolo con «disfece». Sbaglio? Mi risponda per favore, mi ha messo in imbarazzo.

Mi perdoni ancora. Sua accanita lettrice, a dispetto dei miei quattro figli che leggono tutt'altro.

Rita Pastacaldi

Pistoia

Cara maestra Rita, pubblico volentieri questa sua lettera che pare arrivare da un altro mondo. Un bel mondo, nel quale una maestra si indignava per un «disfò» al posto di un corretto «disfece» e lo cassava con matita rossa. Mi arrendo, non ho scuse e ringrazio di tanta severità. Che è poi quella che manca nelle scuole di oggi ed evidentemente mancava anche in alcune di quelle di ieri, tipo quella che mi ha formato. Il mio maestro di allora aveva l'attenuante che in classe eravamo in quarantatré (sono figlio del boom demografico degli anni Cinquanta) e stare appresso a tutti non era facile. Mia madre, maestra pure lei, sosteneva: povero giornalismo se fanno scrivere uno come te. Da allora un po' sono migliorato, ma evidentemente non abbastanza. Grazie ancora per il rimprovero che, per come è posto, da vera maestra del tempo che fu, può essere preso per coccola. Un caro saluto.