Ciampi: se evitiamo le dispute possiamo superare gli ostacoli

Appello del capo dello Stato per la festa della Repubblica: «Saremo protagonisti in Europa ma dobbiamo fare largo ai giovani»

Massimiliano Scafi

da Roma

Ce la faremo. Certo, servirà un colpo di reni, dovremo rimboccarci le maniche e «scuoterci di dosso quel torpore che si è largamente diffuso» e sarà necessario «rifuggire dalle sottili dispute che consumano la vita quotidiana», ma alla fine, dice Carlo Azeglio Ciampi, «l’Italia ce la farà». Sì, nonostante tutto ce la faremo, insiste il capo dello Stato, «superando ogni difficoltà e ogni ostacolo, ora come in passato». Ne abbiamo viste tante, passeremo anche questa. «Aggiungo: l’Italia sarà tra i protagonisti del rilancio dell’Europa, rilancio che c’è sempre stato dopo ogni battuta d’arresto». Dunque il futuro è nostro, ma largo ai giovani «anche in politica». E anche «nel mondo della finanza serve un ricambio generazionale, nell'economia internazionale a 55 anni si è già considerati vecchi».
Due giugno, due giorni di festa grande per l’Italia nata dalla Liberazione. Ciampi appare in tv e pratica una robusta iniezione di fiducia a una nazione che negli ultimi tempi sembra averne bisogno. Dati economici negativi, certificazioni europee sfavorevoli, il no francese al Trattato costituzionale, poi «l’angoscia» per Clementina sequestrata in Afghanistan e «il dolore» per i quattro elicotteristi morti in Irak. Tira una brutta aria, il capo dello Stato però invita a sperare. «In questi anni - dice - abbiamo sentito rifiorire in noi la consapevolezza, l’orgoglio di essere italiani, abbiamo visto consolidarsi un sentimento nazionale maturo». Siamo insomma davvero un grande Paese, perfettamente in grado di uscire dalle secche. La ricetta è la solita, collaborazione. «Affrontiamo, confrontandoci, i problemi veri con la volontà di arrivare a soluzioni condivise. E traduciamole in atti concreti. Abbiamo avuto la fortuna di nascere in un posto unico al mondo per le sue bellezze naturali e le per il suo patrimonio di civiltà», ebbene cerchiamo di metterlo a frutto. Basta risse tra i partiti, basta con i bizantinismi tipici della nostra politica, meno fumo e più arrosto, meno polemiche e più «atti e soluzioni» da raggiungere con il metodo del confronto: in gioco c’è il bene di tutti.
Ce la faremo, la ripresa economica arriverà. Serve però un colpo d’ala, spiega il presidente della Repubblica, serve un ricambio generazionale. «Al proprio interno - dice - l’Italia deve dare ora maggiore spazio ai giovani, in tutti i settori della vita civile: nell’impresa, nelle amministrazioni pubbliche, nella scuola, nell’università, nella politica. C’è bisogno di nuove energie, di un rinnovo che valorizzi appieno le potenzialità delle nuove generazioni». Un appello forte «a giovani e meno giovani» perchè rinasca quella «passione civile» di cui «c’è bisogno per uscire dal torpore».
È la settima volta che Ciampi celebra il due giugno, una ricorrenza che il Quirinale negli ultimi anni ha fortemente rivalutato, solennizzato e riempito con forti contenuti nazionali. «È la festa degli italiani, è il nostro compleanno comune - dice ancora il capo dello Stato -. Oggi ci stringiamo intorno alle istituzioni della Repubblica e ai valori di una Costituzione lungimirante e saggia, nobile frutto di quella stagione di rinascita che prese le mosse dalla guerra di liberazione».
La due giorni comincia con le sedici onorificenze concesse ai militari italiani impegnati all’estero e con la medaglia d’oro alla memoria per Nicola Calipari. In mattinata Ciampi al Vittoriano scopre una lapide per Alcide De Gasperi e inaugura una mostra sui «simboli di appartenenza della nazione». All’ora di pranzo il discorso in tv, in serata il concerto nel cortile d’onore del Quirinale, seguito dal ricevimento nei giardini. E oggi, dopo la deposizione della corona al monumento del Milite ignoto e la parata militare in via dei Fori imperiali, la festa per tutto con il palazzo aperto al pubblico.