Cibi miracolosi, stop a "etichetta-selvaggia"

In vigore da oggi la normativa europea che mette al bando i prodotti alimentari che promettono di migliorare la salute e restituire il peso-forma. La Coldiretti: "L’Italia applichi le nuove regole". Le associazioni di difesa dei consumatori: "Senza sanzioni severe gli abusi continueranno"

Da sempre quella delle etichette alimentari è una giungla dove vige, a seconda dei casi, la legge del più forte o del più furbo; quasi mai quella del più onesto. Negli ultimi anni sono state molteplici le iniziative (a livello di legislazione europea e nazionale) per rendere veritieri e chiari quei bigliettini che sono - dovrebbero essere - l’autentica carta d’identità dei prodotti destinati alle nostre tavole. Con scarsissimi risultati: le etichette continuano infatti ad essere oscure almeno quanto i bigliettini (detti, non a caso, «bugiardini») all’interno delle confezioni dei medicinali.

Anche per questa ragione sono tutti da verificare i toni entusiastici con cui la Coldiretti ha annunciato che «da oggi i consumatori non potranno essere più ingannati da etichette e pubblicità con false informazioni».
Ma cosa succede, praticamente, «da oggi»? «Scatta l’obbligo di applicare anche in Italia il regolamento Ce numero 1924/2006 relativo alle indicazioni nutrizionali e sulla salute fornite sui prodotti alimentari». Teoricamente una rivoluzione, ma in pratica - mancando efficaci strumenti di verifica e severi strumenti sanzionatori - si rischia di incidere poco o nulla.

Nonostante ciò la Coldiretti esulta: «Un deciso giro di vite agli inganni e alle facili illusioni sulle proprietà curative degli alimenti, sugli effetti per la salute e sui contenuti nutrizionali in grassi, proteine, zuccheri o altro che dovranno rispettare specifiche regole».

Di avviso diverso gli esperti delle associazioni dei consumatori: «Temiamo che continueremo a imbatterci in cibi “che fanno perdere cinque chili in cinque giorni”, in prodotti “consigliati da un singolo medico” o che “promettono di far passare il mal di testa” o addirittura “fanno diventare anche più belli”. Insomma, proprio le false promesse che il regolamento Ce si ripromette di eliminare da pubblicità e banchi commerciali».

Stroncare il «business cibi miracolosi» resta comunque una priorità, considerato che i consumi alimentari sono determinanti per la salute dei cittadini e rappresentano la seconda voce di spesa degli italiani (dopo l’abitazione) con un valore complessivo di 125 miliardi di euro ed un importo di 456 euro al mese per famiglia; un comparto caratterizzato dai più elevati investimenti pubblicitari e da una esasaperata «rincorsa nella differenziazione su base salutistica dei prodotti». Lì dove, dietro le parola «differenziazione» e «salutistica» si nasconde la vera anima dei raggiri alimentari.

Nello specifico non dovrebbero più essere consentite le indicazioni che suggeriscono come «la salute potrebbe risultare compromessa dal mancato consumo dell’alimento», quelle che esaltano la «percentuale o l’entità della perdita di peso» o quelle che fanno riferimento «al parere di un singolo medico o altro operatore sanitario».

Per poter recare indicazioni nutrizionali e sulla salute, i prodotti alimentari dovranno essere conformi ai profili nutrizionali definiti dalla Commissione, tenuto conto del parere dell’Autorità Alimentare Europea (Efsa)».

La Coldiretti chiede in Italia «l’immediato intervento dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato per attivare i controlli necessari ad individuare quali prodotti non sono rispettosi della nuova normativa».  Sanzioni previste per i trasgressori? Multe da poche migliaia di euro. Troppo poco. Praticamente nulla.