Cina: attenti, diventano sempre più autoritari

Bao Tong, 75 anni, è stato
braccio destro del segretario
generale del Partito comunista
cinese Zhao Ziyang. Come
lui, nell'89, si è schierato contro
la repressione a piazza
Tiananmen. Per questo fu
condannato a sette anni di
prigione. Dal '97 è agli arresti
domiciliari<br />

Bao Tong, 75 anni, è stato braccio destro del segretario generale del Partito comunista cinese Zhao Ziyang. Come lui, nell'89, si è schierato contro la repressione a piazza Tiananmen. Per questo fu condannato a sette anni di prigione. Dal '97 è agli arresti domiciliari

di Bao Tong

In cosa differiscono le Olimpiadi 2008 di Pechino dalle edizioni che le hanno precedute in altri Paesi? Nel fatto che nessun altro governo è stato tanto bramoso di usare i Giochi per accrescere la sua legittimazione sulla scena internazionale. Il successo delle Olimpiadi sancirà l'aumento del prestigio nazionale, ma servirà solo a rendere più forte l’autoritarismo. Questo genera una certa «ironia»: i Giochi saranno un evento che simboleggia la pace internazionale, ma che allo stesso tempo incentiva un crescente nazionalismo. Oggi il governo continua a chiedere sacrifici alla maggioranza della sua popolazione, ma non più in cambio della futura società comunista. Il nuovo obiettivo è il nazionalismo e il prestigio sullo scacchiere internazionale.
Il problema è che questo desiderio è essenzialmente un'aspirazione delle élite. Al contrario, la maggioranza della gente, specialmente nelle campagne, è ancora schiacciata da povertà, malattie e insicurezza economica. La gloria cinese trasmessa in mondovisione non rispecchia la miseria di milioni di contadini che non vedono progressi per il loro futuro.
Finora quello a cui abbiamo assistito sono gli stipendi da fame pagati ai lavoratori migranti dei cantieri olimpici e le continue requisizioni di terre per le nuove costruzioni, compiute senza versare adeguati risarcimenti agli espropriati. Questi non sono né i primi, né gli ultimi esempi di come il governo faccia pagare ai più miserabili la sua operazione di cosmesi.
Ogni fortuna generata dall'imminente galà internazionale finirà solo nelle mani delle élite urbane cinesi, le più ricche di sempre. Quando i nuovi scintillanti edifici e i cieli (temporaneamente) limpidi di Pechino verranno mostrati al mondo durante i Giochi, non dimentichiamoci che sono stati costruiti su una piramide di sacrifici, compiuti da persone che non potranno neppure assistere all'evento.
Purtroppo, c’è poca speranza che i Giochi di Pechino spingano la Cina verso il modello di società aperta. La sua modernità, in mostra ad agosto, è in diretto contrasto con i metodi antiquati di governare del Partito comunista cinese. Per mantenere la sua versione di verità sempre più distorta, il governo ha dovuto utilizzare la censura e la sistematica introduzione della «perdita della memoria collettiva». L’entusiasmo di milioni di telespettatori cinesi, attratti dai Giochi, cancellerà l’oscuro ricordo della repressione di piazza Tienanmen? Nessuno ne ha certezza, ma il governo cinese pensa apparentemente di poter raggiungere questo obiettivo di «amnesia collettiva». Questo spiega perché l'esecutivo si è fissato con le Olimpiadi 2008. Utilizzare i Giochi come strumento di propaganda può servire al governo a migliorare la propria immagine solo sul breve periodo, ma aiuterà molto poco a risolvere i reali problemi sul lungo periodo.
Dopo 50 anni di una politica caratterizzata da grandi inversioni di marcia, il Partito comunista cinese non ha fornito nessun tipo di uguaglianza, né adeguati programmi sociali su educazione, sanità pubblica e stabilità economica. Infinite promesse alla popolazione rurale sono state fatte e dimenticate, e il suo duro lavoro, alla fine, è stato dirottato nella costruzione di industrie e moderne città. I fondi governativi sono serviti a edificare complessi sportivi all'avanguardia, teatri dell'Opera, firewall di Internet, ma non a costruire strade nei villaggi più poveri o ad evitare le forti disparità sociali. Soprattutto, non ci sono stati progressi nelle libertà civili, unico modo di affrontare in maniera aperta ed equilibrata la questione delle ingiustizie.
A Deng Xiaoping è stato attribuito il credito dello smantellamento delle politiche di Mao, ma è anche sua l'intrinseca e ingiusta idea di permettere alle élite di prosperare attraverso l'espansione economica. Da allora, il suo «principio di ingiustizia» è stato affermato in maniera vigilata. Il risultato è che il governo cinese fa sempre più affidamento a poteri coercitivi per tenere a bada il malcontento e allo stesso tempo aumenta la sua dipendenza a tattici rattoppi cosmetici. Come ospitare le Olimpiadi.