Dalla Cina con sapore: mai più cani cucinati

La Cina è vicina, s'intitolava un famoso film di Bellocchio degli anni 60. Neanche il regista aveva idea di quanto fosse profetico. Allora era vicina, oggi ce l'abbiamo praticamente in casa, anche se ci si sforza di tenerla a distanza, invocando le barriere culturali, la concorrenza sleale sul lavoro, le torture inflitte a uomini e animali, nonché i diritti loro negati. Le immagini dei cinesi che macellano in modo crudele cani, gatti, scimmie ed estraggono la bile da orsi costretti a stare in una sorta di sarcofago per decine d'anni, sono ormai sotto gli occhi di tutti e numerose persone, nel mondo intero, boicottano i prodotti made in China proprio per questi motivi.
Pochi giorni fa, il Times ha annunciato che, nei prossimi mesi, l'immenso Paese asiatico potrebbe andare incontro a una rivoluzione culturale, prima ancora che gastronomica, senza precedenti. Se la proposta di legge di cui si parla insistentemente dovesse prendere forma, in Cina potrebbe essere abolito il consumo di carni derivate dal cane e dal gatto. Oggi, fermarsi in un ristorante di Pechino e vedersi servire cane bollito, accompagnato da stufato di tartaruga e di serpente è un fatto del tutto normale, anzi una vera e propria delizia culinaria, molto apprezzata dalla popolazione indigena. Da migliaia di anni infatti la Cina decanta le qualità organolettiche e il sapore mirabile della carne di cane, cucinata in varie maniere a seconda della regione.
Se il prossimo aprile, come scrivono alcuni giornali cinesi, approderà al Parlamento il progetto di legge sull'abolizione del consumo alimentare di cani e gatti, chi dovesse contravvenire alla nuova normativa potrebbe rischiare una multa di 5.000 yuan (circa 400 euro) e soprattutto 15 giorni di carcere. Se poi qualche organizzazione dovesse infrangere il «proibizionismo» rischierebbe da 10 a 500.000 yuan più un numero non ancora precisato di settimane o mesi in galera.
La carne di cane, denominata in Cina «fragrant meat» (carne deliziosa) avrebbe proprietà corroboranti e capaci di infondere calore: si tratta di un piatto tradizionalmente invernale. Il massimo del consumo infatti avviene nelle aree del nord est, dove la temperatura, durante i rigidi inverni, va in picchiata. La medicina cinese tradizionale attribuisce, alla carne di cane, la capacità di esaltare la virilità e indurre una sferzata di energia. Qualcuno ricorderà le polemiche sulle atlete cinesi, e la loro vigoria, che si diceva legata al largo impiego di carne di cane. I maggiori consumatori, secondo un cameriere dell'Old lady dog restaurant situato nella città di Shenyang, sono uomini tra i quaranta e i cinquant’anni. «La carne ben cotta viene servita con una salsa di coriandolo, arachidi, cipolla e sesamo» afferma il cameriere della trattoria specializzata. Il costo? Una porzione per 38 yuan.
Quanto al gatto, è molto meno apprezzato. Molti cinesi evitano di mangiarlo perché l'animale tornerebbe di notte per vendicarsi. Una volta tanto la superstizione cinese fa del bene. «Frottole» si oppongono i residenti della provincia del Guangdong, «tutte balle. Qui mangiamo tutto quel che si può ingoiare, tranne la madre e il padre».
Più che gli animalisti (che forse vengono serviti con stufato di scorpione) sorge il dubbio che la legge, se mai sarà approvata (i cinesi sono in maggioranza contrari) corrisponda a un'esigenza economica. Noi non mangiamo più il cane e voi europei non boicottate i nostri prodotti.
Antica saggezza cinese.