Milano, un cinema su tre chiude il sipario

Decine di insegne storiche sono sparite dal centro, pochi i piccoli che resistono alla concorrenza dei multiplex Ora il pubblico organizza sul web le proiezioni

Scorrono i titoli di coda per un cinema su tre. Se si guarda il film degli ultimi anni ambientato a Milano sembra un amarcord . Per la Camera di commercio meneghina contano i numeri sui registri: le imprese attive nel settore «proiezione cinematografica» in città erano 68 nel primo trimestre del 2010, nel 2015 sono 47, ovvero -30,9%. Percentuale da fine di un'epoca, l'ennesima. Negli anni '70 ci fu l'assalto delle tv private, adesso c'è la minaccia delle cineteche virtuali infinite , in streaming su tablet e telefonini. C'erano una volta Ambasciatori, Pasquirolo, Mediolanum, Excelsior, President, Maestoso, Corallo, Cavour... la Spoon river delle sale sparite dai radar del centro potrebbe continuare. Del cinema Gnomo è rimasto solo il bar per gli studenti dell'Università cattolica; il Nuovo Orchidea, in un edificio storico acquisito dal Comune di Milano, dal 2009 è chiuso. La giunta Pisapia ha annunciato un investimento da un milione di euro per il restauro e il rilancio. Ha riaperto per tre giorni la scorsa primavera, oggi è di nuovo deserto.

Due multiplex, 11 multisala, 7 monosala, 3 arene estive: ecco l'offerta per cinefili in città. L'ultima sala a luci rosse rimasta, il Pussycat in fondo al Giambellino, da novembre è materia da archeologia cinematografica. Sette schermi, invece, sono affiliati alla Federazione italiana cinema d'essai (Fice). Se i colossi fanno fatica, figurarsi i piccoli che provano a resistere. L'aggiornamento al digitale per molti di loro è stata una barriera (di costi) insormontabile. Perciò la storia del Mexico (sala con 280 posti in zona Solari-Tortona, passato al digitale tre anni fa) è da «miracolo a Milano». Il proprietario Antonio Sancassani lo gestisce da quarant'anni. «I milanesi vanno di meno al cinema, c'è poco da fare. Essere indipendenti è una strada sempre in salita. Il nostro pubblico è colto ed esperto, bisogna saperne interpretare i gusti». Per galleggiare servono 50mila ingressi all'anno. La programmazione è fondamentale. Al Mexico si scelgono film di registi emergenti e rassegne al di fuori dei soliti schemi. E si batte pure qualche record: Il vento fa il suo giro di Giorgio Diritti è stato in cartellone per due anni. Il Mexico, poi, è uno dei quattro cinema al mondo che continua a dare ogni settimana il Rocky horror picture show . «Le grandi case di moda che hanno comprato ovunque nel quartiere mi chiedono di vendere tutto. Finché ci riuscirò, continuerò a rispondere “No, grazie!”», rivendica Sancassani.

Dal proiettore escono ombre, ma anche luci. Le sale parrocchiali sono un mondo che non conosce crisi, che continua a reiventarsi. In città sono una cinquantina le sale «della comunità» aderenti al circuito Acec (Associazione cattolica esercenti cinema). Crescono perché hanno la forza di onlus gestite con modalità commerciali, facendo leva sul basso costo dei biglietti. Ma soprattutto, per merito dei volontari, diventano presìdi di socialità nelle periferie in chiave anti degrado.

Intanto ritorna, grazie a internet, una modalità di visione sperimentale, da «cineforum» ma in versione 2.0. L'idea di Antonello Centomani e dei suoi soci applica la filosofia sharing al cinema per farne impresa. «Sulla piattaforma Movieday è possibile scegliere online un film, il giorno, l'ora e la sala in cui fissare la proiezione». Così gli utenti (bastano da 20 a 80 persone) creano un evento personalizzato, «per riguardare classici come Alien o Grosso guaio a Chinatown , oppure per scoprire le opere di giovani registi che altrimenti non riuscirebbero a essere distribuiti». Da un paio di mesi, al Plinius e al Beltrade, il cinema d'essai è rinato. In una veste decisamente social ...