Da cinque generazioni al servizio del tempo

Da oltre un secolo è in una delle vie più importanti di Milano - corso Vittorio Emanuele II, già corsia dei Servi - ma la sua fondazione è ancora più antica e risale al 1842. Fu in quell’anno,infatti, che Raimondo Gobbi aprì,a Modena, il suo laboratorio d’orologeria per il commercio e l’assistenza; poi, alla fine del 1800,il figlio minore Giuseppe operò il trasferimento a Milano. Oggi, a 165 anni dalla nascita, lo storico negozio Gobbi è ancora della famiglia ed è guidato dall’esponente della quinta generazione: il dottor, Luca Pozzolini Gobbi. Ricostruito nel 1949 a seguito di un bombardamento e con gli arredi originali dell’epoca, il negozio espone i modelli di marche di grande nome, come Patek Philippe, Rolex, Baume & Mercier e Tudor, ma ha anche un settore dedicato agli orologi realizzati, dal 1950, dalla ditta stessa e, perciò, marcati Gobbi; inoltre, al piano superiore, c’è un attrezzato laboratorio per l’assistenza post vendita.
Accanto al ritratto del padre, Gastone, che fu anche il suo maestro, Luca Pozzolini parla di come sono cambiati i gusti e il pubblico da quando, molti anni fa, ha cominciato a frequentare il negozio. «Oggi i clienti sono, mediamente, già molto orientati», dice, «mentre una volta eravamo noi a consigliarli. Poi sono mutate anche le motivazioni: un tempo si sceglieva con cura l’orologio per l’occasione - laurea, matrimonio, il regalo al medico - oggi, invece, la scelta è più affrettata; la richiesta di orologi di pregio è maggiore ma quasi sempre è per se stessi. Ciò significa che allo stesso cliente si vende, spesso, un secondo o anche un terzo orologio, mentre fino agli anni 70-80 se, per esempio, offrivamo un modello più moderno di quello che aveva al polso, il cliente ci rispondeva che l’orologio l’aveva già e che era abbastanza. Sono quindi diventati diversi anche il ruolo e il significato dell’orologio». Gusti e clientela cambiano, ma non la dinastia Gobbi: dopo la quinta è pronta la sesta generazione nella persona della figlia di Luca Pozzolini, alla quale il padre spera di poter dire presto: «Adesso vai avanti tu».