Cir, quell’ammiraglia di De Benedetti con 2 miliardi di debiti

L’assegno in arrivo da 560 milioni rappresenta circa il 40% del valore di tutto il gruppo. Cura dimagrante nell’editoria

Un impero che nel 2010 ha realizzato ricavi per 4,8 miliardi, con circa 12.900 dipendenti, ma anche con un indebitamento finanziario netto consolidato superiore ai 2 miliardi di euro. È la corazzata dell’Ingegnere, il cappello sotto cui Carlo De Benedetti raccoglie le più svariate attività e che controlla con il 45,884% attraverso Cofide. Cir, in Borsa, capitalizza circa 1,39 miliardi e con l’assegno da 560 milioni che la Fininvest dovrebbe staccargli, De Benedetti incasserebbe d’un colpo qualcosa come il 40% dell’attuale valore di tutto il gruppo. Una realtà molto diversificata, che attualmente opera in 5 attività differenti e che, nel 2010, è tornata al dividendo dopo due anni senza cedole per gli azionisti.

ENERGIA

Il settore più rilevante è quello energetico, dove Cir opera attraverso la controllata al 51,9% Sorgenia. Nel 2010 la società, che da sola vale oltre il 42% del Nav (valore netto degli asset) di Cir, ha registrato ricavi per 2,7 miliardi di euro. A fianco dell’Ingegnere nell’avventura energetica (avviata nel 1999) ci sono gli austrici di Verbund che detengono il 45% di Sorgenia acquistato nel 2008 attraverso due aumenti di capitale. Una scelta, quella di far entrare un socio industriale in Sorgenia, dettata dalla necessità di reperire fondi per finanziare gli investimenti. Proprio intorno a Sorgenia, nelle ultime settimane, si sono intensificate le voci di un possibile nuovo cambio nella compagine azionaria, con Verbund che starebbe studiando un possibile riassetto. Una notizia che Cir ha sempre smentito con fermezza.

MEDIA

Altro settore importante a livello economico, ma soprattutto politico, è quello editoriale. Nelle mani di De Benedetti proprio grazie alla «Guerra di Segrate». La holding di De Benedetti controlla L’Espresso che raggruppa il quotidiano La Repubblica, alcuni quotidiani locali, radio e tv. Nel 2010 il gruppo ha registrato ricavi per 885 milioni di euro, stabili rispetto al 2009, tra cui 528,4 milioni da pubblicità (+6,3%), 267,7 da diffusione, in calo del 2,3%, e 66,3 milioni (-34%) derivanti dai prodotti opzionali. A fine 2010 l’utile è stato pari a 50,1 milioni: un risultato in crescita rispetto all’esercizio precedente, ottenuto grazie anche a un drastico piano di riduzione dei costi da 140 milioni di euro. La quota in mano a De Benedetti vale 400 milioni e rappresenta circa il 26,6% del Nav di Cir.

COMPONENTISTICA

Controllata dal 1980 da parte di Cir, Sogefi è la società che opera nella componentistica per auto. Nel 2010 ha realizzato ricavi per 924,7 milioni di euro (+18,4% sul 2009), un utile netto di 18,8 milioni con un indebitamento di 164,9 milioni di euro. Quotata in Borsa, Cir ne controlla il 57,1% del capitale, per un valore in portafoglio al gruppo di 184 milioni di euro, con un peso sul Nav di Cir di poco superiore al 12%.

SANITÀ

Cir opera anche nel settore sanitario attraverso il gruppo Kos, controllato dalla holding di De Benedetti al 56,7%. Kos, attiva nel business delle residenze sanitarie, nella riabilitazione e nella gestione ospedaliera, nel 2010 ha realizzato ricavi per 325,4 milioni, un Ebitda di 42,1 milioni e un utile netto di 4 milioni. La società non è quotata e gli analisti attribuiscono alla quota in mano a Cir un valore di circa 150-160 milioni di euro, pari a poco più del 10% del Nav della stessa Cir.

INVESTIMENTI FINANZIARI

Questa è la voce che meno incide sul gruppo. Cir ha un portafoglio di fondi e partecipazioni minoritarie nel settore del private equity, venture capitale e in Jupiter Finance, società che opera nel settore dei crediti problematici.
Nelle mani dell’Ingegnere dal 1976, Cir è la holding che De Benedetti ha usato negli anni per i più svariati investimenti: Olivetti, Omnitel e Infostrada, ma anche Buitoni-Perugina, H3G, e Socalbe (Dietorelle). Cosa farà ora De Benedetti con 560 milioni in tasca? Diverse le opzioni: tenerli in cassa, distribuirne parte sotto forma di dividendo, utilizzarle per investimenti oppure per acquisizioni. L’assegno in arrivo da Fininvest arriva proprio in una fase in cui Telecom Italia sta cercando di valorizzare Telecom Italia Media (il mandato è in mano a Mediobanca) che controlla La7. Un’ipotesi ventilata e già smentita da De Benedetti. Ma in nome dell’editoria nulla è certo. L’Ingegnere, due anni e mezzo fa, annunciò di lasciare la presidenza di tutte le sue società. Salvo poi smentirsi e restare presidente – per amore dell’editoria – proprio de L’Espresso.