Una città fatta per i bambini che stupisce anche i grandi

Maria Vittoria Cascino

Conquista la copertina di Famiglia Cristiana, passa da 115.000 a 118.000 visitatori nell'ultimo anno, registra un 30 per cento di attività didattica di cui il 60 da fuori regione, è legata a doppio filo con il Festival della Scienza e sogna la postazione permanente di robotica. È la Città dei Bambini e dei Ragazzi, che sulla formula «gioco-scienza-tecnologia» ha puntato e vinto. Che a Genova la conoscono, ma ce l'hanno in casa e poi ci andranno. Che in Lombardia ha già fatto bingo e creato un filo diretto. Realizzata nel '97 dalla Porto Antico Spa, dal 2003 è gestita da Costa Edutainment, azienda leader nel settore delle grandi strutture turistico-culturali, in collaborazione con il consorzio sociale genovese Agorà. «Fu il presidente della Porto Renato Picco ad avere l'intuizione - racconta Elisabetta Sanguineti - responsabile ufficio stampa e donna-comunicazione - In Italia non esisteva nulla di simile. Lui mutuò l'idea da La cité des enfantes di Parigi: sviluppare uno spazio creativo su regole scientifiche e schemi tecnologici». A dirla sembra grossa, eppure è così. «Non vi è nulla di più strutturato della fantasia» scriveva Borges. Non vi è nulla di più libero di questo spazio fasciato di moquette blu e diviso in «bolli» arancio. Linee disegnate per essere trasgredite. Che finiscono poi per confermare la regola. «I bambini sono pronti a mettersi in gioco. Nessuna li obbliga a seguire un percorso, scelgono loro, manipolano, contaminano. Ed è allora che chiedono». Elisabetta s'illumina. Perché è lì che vuole andare a parare. «Non abbiamo la pretesa di insegnare nulla. Da qui non esci con delle risposte, ma con delle domande. È l'approccio che cambia. Perché l'obiettivo è coinvolgere il bambino-ragazzo, sollecitarne la curiosità. Se ci riesci hai vinto».
Perché ci finiscono dentro fino agli occhi questi sperimentatori in erba. Che diventano esigentissimi, che scoprono la scienza nella magia delle sue potenzialità. Con i genitori o con gli animatori che li seguono nel percorso. «Agorà mette a disposizione quattro-cinque animatori al giorno. Tutti studenti universitari o laureati. Che periodicamente fanno corsi di aggiornamento al Museo della Scienza e Tecnica di Milano. Qualcuno è cresciuto qui e conosce bene bisogni e aspettative dei nostri ospiti».
Tremila metri quadri pensati e realizzati per bambini di tre-cinque anni e per ragazzi di sei-quattordici, undici isole tematiche e novantacinque exibit multimediali. «Nel 2004 era ancora percepita come un sito di favola e magia. L'immaginario del mondo bambino filtrato dai canoni classici. Nel 2005 è caduto anche questo aspetto e s'è rafforzato il carattere tecnologico. Elaboriamo costantemente progetti per declinare in questa direzione i grandi eventi che toccheranno Genova nel 2006». E poi c'è il sogno, di quelli che significano eccellenza: «L'idea è una sede permanente di robotica. Negli incontri dello scorso novembre i bambini hanno giocato e interagito con robot mobili, automi a forma d'insetto e un robottino dalle fattezze umane. L'interesse è stato fortissimo. Perché dentro ci sono più scienze e per capire come funziona un robot devi prima capire come sei fatto tu. È un'esperienza totale che può fondere sapere scientifico e umanistico». Ci stanno lavorando perché non sia sola un'esperienza ben riuscita e l'installazione diventi permanente. Elisabetta incrocia le dita, per adesso meglio concentrarsi su quello che c'è. Tipo la postazione della Scienza Estrema, un laboratorio che parte dai sei anni e che unisce azione e scienza. Perché ti svela che fisica c'è dietro una scalata, e neanche ti accorgi di fare una lezione di statica e meccanica. Ultima animazione, durata un'ora circa, domani alle 11.30 e alle 15.30, prenotazione obbligatoria.
Quella che poi fa impazzire grandi e piccini è la cascata di sabbia virtuale che attivi passando davanti allo schermo. Processore, telecamera e proiettore ne fanno di tutti i colori, rendendo «solida» la tua ombra che può interagire con la sabbia. «Siamo stati i primi ad ospitarla in Italia» conferma Elisabetta, che una comparsata sullo schermo la fa, giusto per farti capire dove se ne va la sabbia e come la raccogli. Poi rientra in ruolo e via ad illustrare le meraviglie della scienza e della tecnica che parlano la lingua dei semplici.
In sala entra una scolaresca di ragazzoni guidati da Chiara, l'animatrice di turno. Un'occhiata interrogativa: «Sono di un istituto pedagogico e sono qui per analizzare la valenza educativa della struttura». È come il quadro nel quadro di Velazquez, o la radice quadrata di un numero. Un taglio di lettura trasversale che ne rende illimitata la fruizione. Perché ci sono approfondimenti e laboratori per le scuole dell'infanzie, primarie e secondarie. Il bimbo (che paga l'ingresso 7 euro contro i 5 dell'adulto) da ottobre a giugno entra dalle 10 alle 18, altrimenti dalle 11.30 alle 19.30. Chiusura il lunedì.
Ha convinto anche te, favolista convinta, questa città dei bambini che fa innamorare gli adulti. Dilata gli spazi, libera la fantasia. E non uccide il chiaro di luna, ma ti offre la lente per guardarlo meglio.