Civiltà, la nostra bomba

È la sesta ricorrenza dell’11 di settembre. Come vanno le cose? Come andranno? Da sei anni a questa parte, tutto è cambiato. Per semplificare, potremmo dire che la paura di un altro attacco bellico come quello delle Twin Towers sul territorio americano è stata sgominata: le confessioni di Khalid Sheikh Mohammed, leader di Al Qaida, hanno dimostrato che i piani di attacco erano enormi (Sears Towers, New York Stock Exchange, Empire State Building) e invece la strategia di Bush di portare la guerra a casa del nemico riconoscendone la priorità ha evitato le carneficine in patria; la debolezza europea ha consentito invece che Al Qaida si sbizzarrisse a Madrid, a Londra, Istanbul etc. Israele è il Paese che ha precededuto gli Usa, con l’operazione Scudo di Difesa contro il terrorismo suicida, ma è anche quello che dopo questa vittoriosa prima manche, ha dovuto fare le spese del grande cambiamento strategico che può farci temere un ben più spaventoso 11 di settembre, quello dell’entrata in scena di un vero e proprio esercito terrorista capace, oltreché di attentati, di un vero e proprio impegno sul terreno, esercito terrorista contro esercito regolare in uno scontro asimmetrico e molto sofisticato. Il ben terrificante undici di settembre ci potrebbe aspettare se non sapremo fermarlo, porta il segno della bomba atomica iraniana, e non si limita a quella. C’è chi si calma dando sei anni al suo compimento; chi due; talora sembra che essa sia già operativa. Il fatto è che dal 1979, anno della rivoluzione khomeinista, l’Iran esprime tramite la sua leadership e, attraverso le concrete operazioni del pasdaran, ci minaccia. Il suo interesse è la continua esplosione di crateri bellici e di operazioni di terrore per coprire la costruzione del nucleare. Il suo segno ideologico e dominatorio è determinante anche per eventuali accordi fra Abu Mazen e Olmert: l’Iran li impedirà. Anche il prossimo summit di Washington, a novembre, è a rischio dato che sia l’Iran che la Siria sospettata dell’omicidio di Rafik Hariri hanno ogni interesse a vanificarlo. Il grande esercito che l’Iran mette in moto a suo comando ha rafforzato enormemente il tentativo di reconquista islamica. Bin Laden non è solo. Gli sciiti e i sunniti forse per la prima volta nella storia moderna sono uniti nella battaglia antioccidentale, Hamas sunnita riceve ordini dagli sciiti iraniani e l’aiuto degli hezbollah, si sospetta persino che Bin Laden sia o sia stato rifugiato in Iran, e che parte della sua leadership abbia goduto della stessa protezione. Le invenzioni del terrorismo in questi sei anni sono state fantastiche, l’avanzamento tecnologico più evidente è quello degli hezbollah, la loro rilevanza è la maggiore anche se Hamas è molto in vista per ovvie ragioni: gli hezbollah hanno combinato la furiosa scelta terrorista con sofisticate tecniche di guerriglia, con la capacità di influenzare i media e di produrre in proprio informazione col canale satellitare Al Manar, con l’acquisizione e adesso la riacquisizione tramite la Siria di armi dell’ultima generazione (l’Unifil non l’ha impedito), con la gestione carismatica di Nasrallah, con la protezione internazionale esercitata dall’Onu da chi, come la Cina e la Russia vogliono favorire l’Iran, con una diffusa presenza all’estero. Gli hezbollah sono proprio l’epitome del miglioramento (tecnico si capisce) delle prestazioni del terrorismo nel mondo, per esempio la sua scelta di utilizzare i missili come arma principale che può attaccare i civili e essere nascosta dietro i civili, è certamente una indicazione leader che infatti Hamas ha già adottato, che i siriani stanno preparando, che potrebbe essere completata da testate dotate di materiali chimici o biologici di distruzione di massa.
Oltre la maggiore sofisticazione del terrore, sono stati stipulati grandi patti di alleanza, Damasco e Teheran sono diventate centri di incontri strategici dal 2005 fra siriani, iraniani, Hamas e Hezbollah, gli accordi firmati sono ormai tanti, sul Mediterraneo si riaffaccia la potenza russa a loro difesa.
Bin Laden in tutto questo giuoca un ruolo fosco e silenzioso, la presenza di Al Qaida in Africa e a Gaza è certamente una forza strategica nuova, l’Asia centrale ribolle a sua volta dei suoi piani. Difficile prevedere se la sua promessa di aggressione agli Usa avrà un seguito immediato. Ma due sono le strade della vittoria, parola che dobbiamo cominciare a usare: i terroristi hanno un unico scopo elementare, che è quello del dominio e della nostra sconfitta, della sconfitta della civiltà; e anche parlano un linguaggio miserabile, tronfio, retorico, vuoto, stupido. Quando Bin Laden invita gli americani a convertirsi e per convincere promette meno tasse, ribadisce la grande debolezza intellettuale di un mondo che non sa attingere minimamente né alla sofisticazione intellettuale né alla complessità morale del mondo contemporaneo. Che ti sgomenta per la sua irrilevanza come interlocutore. Non ci sono libri né università dietro di lui, solo esclamazioni. Questa è la grande debolezza del terrore, di Bin Laden, dei discorsi tronfi e ignoranti di Ahmadinejad o di Nasrallah. È qui il loro tallone d’Achille, nella grande forza culturale e morale dell’Occidente. Chi nega la Shoah o vomita parole di disgusto sulla civiltà occidentale, chi inanella sciocchezze che a tavola non lasceremmo dire ai bambini, non può vincere se usiamo la nostra intelligenza per batterlo. Diamo alla nostra mente e alla nostra cultura il permesso di disgustarsi dell’ignoranza, di ridere della pochezza, di orripilare per la ferocia. Ci servirà a combattere.
Fiamma Nirenstein