Le classi miste fanno flop In fuga gli alunni italiani

A Torino aule per soli stranieri, a Piacenza iscritti di 80 etnie, a Prato un bimbo su 4 parla lingue estere E la convivenza fa rallentare i programmi scolastici

Nella scuola elementare Mascagni di Prato, quasi un bambino su quattro parla un’altra lingua, cinese, magrebino, indiano. E dalle nuove iscrizioni, emerge che l’anno prossimo gli alunni stranieri cresceranno del 5%.
Alla Marco Polo, un’altra elementare della città, la percentuale degli alunni stranieri è ancora più alta, dominano su tutti i cinesi. A Piacenza quando si parla di stranieri i dirigenti scolastici allargano le braccia: più del 14% dei bambini sono albanesi, marocchini, macedoni, ma si contano ben 80 etnie diverse. Ogni anno se ne iscrivono almeno 400-500 in più. Adele Anselmi, dirigente scolastica, racconta che gli alunni stranieri superano i 4mila. E Anna Barani, direttrice dell’ufficio scolastico regionale ammette: «Ormai, dove c’è forte presenza di stranieri, gli italiani iscritti diminuiscono sempre più».
Paradossalmente è il centro storico a spopolarsi. «Gli extracomunitari affittano appartamenti grandi e costosi – spiega la dirigente - poi vivono in dieci-quindici in ogni casa e iscrivono i loro bambini nelle scuole del centro. In alcune classi si supera il 40%. E così gli italiani spariscono. Le mamme inventano le scuse più assurde per non iscrivere i propri figli in quegli istituti, ma si capisce che non amano le classi multietniche».
Cambi città ma la sostanza rimane la stessa. Anche a Modena, c’è un’alta concentrazione di immigrati nel centro storico. E alla Ceccherelli 8 bambini su 10 sono figli di immigrati stranieri. Anche a Bologna, dove il dirigente provinciale, Paolo Marcheselli, parla di «una situazione di sostanziale serenità», i problemi non mancano. In questa città circa l’11 per cento dei bambini sono stranieri e ci sono zone o paesini come Monghidoro dove si sale al 20% con un trend in ascesa. Difficoltà? «Non si possono nascondere alcuni problemi tecnico organizzativi, perché molto spesso i bambini stranieri non sono alfabetizzati e vengono inseriti anche in corso d’anno. Questa cosa viene notata dai genitori, perché avvertono un rallentamento del programma scolastico».
La mescolanza di razze del resto è un fenomeno che non interessa solo le scuole primarie. «Nelle prime di quest’anno dell’istituto professionale Fioravanti – racconta Marcheselli - il 73% degli studenti è straniero. E i problemi non sorgono solo con gli italiani, ormai in netta minoranza, ma anche tra gli stessi stranieri perché si contano ben 25 etnie diverse».
Dove arrivano gli extracomunitari gli italiani spariscono, ma il razzismo non centra nulla, il problema invece è il rallentamento dei programmi. Non ci si può stupire perché a Torino i dirigenti scolastici in qualche scuola non riescano a formare le classi per mancanza di alunni italiani. A Milano, del resto, si assiste allo stesso fenomeno. E certe scuole sono ormai etichettate «per soli stranieri». Alle elementari di via Dolci, gli stranieri hanno sfiorato il 45%. Nella materna dello stesso gruppo 7 bambini su 10 parlano un’altra lingua. Il dirigente reggente, Alberto De Donno commenta: «Gli italiani sono in fuga. Ormai siamo noi a essere gli stranieri – buona parte degli studenti arriva dal Sud Est Asiatico, Filippine, India, Perù, Ecuador. E fanno capolino anche i bambini dell’Est europeo. Ogni quattro, cinque mesi ne arriva uno nuovo e la maestra deve inserirlo in qualche modo. Usa il metodo materno, cioè fa ripetere le parole al bambino e ovviamente il programma scolastico è rallentato. Ma non ci sono alternative, c’è una sola insegnante facilitatrice per oltre 150 bambini stranieri».