Il classicismo potente del poetico e sobrio Ortolano

Nella pala della «Circoncisione» il pittore ferrarese mostra una vena metafisica e remota degna di un grande maestro L'inedito, un tempo in Germania, è ora esposto a Osimo

di Vittorio SgarbiT ra i pittori più poetici e remoti, intimamente metafisico e puro, agli inizi del Cinquecento come un pittore Nazareno, vi è sicuramente Giovanni Battista Benvenuti detto l'Ortolano, ferrarese che, rimanendo in patria, sente fortissima la lezione dei grandi maestri del Quattrocento. E, dopo di loro, elabora un classicismo di ordinaria semplicità, di grande misura, come il suo nome suggerisce: l'Ortolano. Da stare a fianco del Garofalo, due ferraresi, uno più rustico, l'altro più aggraziato. Del primo è riemersa a darci l'occasione per riparlarne, una piccola piccola e monumentale pala che rivela la singolare situazione della pittura ferrarese agli inizi del Cinquecento con gli occhi ai transfughi verso Bologna, Ercole de' Roberti e Lorenzo Costa, e alle novità veneziane del vecchio Giovanni Bellini e del giovane Giorgione che si almanaccano sulla forma nuova della pala d'altare. All'orizzonte dell'Ortolano si profilano, a Bologna, la pala di santa Tecla e il Presepe di Costa, ora alla Pinacoteca di Bologna; a Venezia e nel Veneto alcuni prodigiosi capolavori come la pala di San Zaccaria di Bellini, la pala di Castelfranco di Giorgione, la pala di Santa Cristina al Tiverone di Lorenzo Lotto. C'è poi Boccaccio Boccaccino, versione muliebre, per alcun tempo, dell'Ortolano. Nella presente Circoncisione l'Ortolano è in evidente imbarazzo: imposta un'edicola contro un paesaggio algido attraversato da un fiume, di vaga memoria leonardesca.È un'edicola, propriamente, non un trono, è il simbolo del tempio da cui esce il sacerdote che circoncide il bambino con la premonizione della sua natura divina, calcolando i gesti lenti e riflessivi su un sedile disegnato da Rietveld per l'occasione. È la cifra della soffocata giovinezza dell'Ortolano nella quale tenta timidamente incerte strade, ma il nuovo linguaggio si afferma, con formidabile espressività, solo dopo l'arrivo della pala di Santa Cecilia di Raffaello nel 1515.Ci sono due Ortolano: uno prima, l'altro dopo Raffaello. La visione, che fu letale per il Francia, di un dipinto «bello da morire», scatenò in Ortolano una reazione liberatoria in una serie di capolavori. Prima, esile, si muove tra Domenico Panetti e Lorenzo Costa: è il tempo della nostra Circoncisione, tra il 1505 e il 1507. Poi, dalla visione della Santa Cecilia, escono i potentissimi San Sebastiano tra san Rocco e san Demetrio, già nella parrocchiale di Bondeno, ora alla National Gallery di Londra, le due Deposizioni della Galleria Borghese e di Capodimonte, l'Adorazione del Bambino della Galleria Doria Pamphilij. In queste opere Ortolano esprime un classicismo naturalistico, potente ed espressivo come figlio a un tempo della statuaria policroma di Guido Mazzoni, attivo anche a Ferrara, e del bello ideale di Raffaello, in una sapiente miscela che lo distingue per originalità dal sodale Garofalo e dal suo edulcorato e, alla fine, manieristico classicismo. L'acerba Circoncisione ha una storia collezionistica importante, fino al recente reperimento in una collezione tedesca. Sulla prima collocazione ci indirizza uno dei timbri in ceralacca, identificato da Valentina Lapierre in quello con lo stemma della famiglia Nigrisoli, committenti della serie del bambino nero dello Scarsellino. Lo si vede nel dipinto, ora a Capodimonte, in cui il giovane Nigersol indica il suo nuovo maniero. In entrambi vi è il leone rampante su spaccato e sul cimiero svetta il moretto che trattiene un nastro in cui era iscritto il motto di famiglia (SPERO LUCEM). Questa primitiva provenienza precede quella indicata da Ballarin, che collega il dipinto a quello citato nell'Inventario dei beni mobili di Roberto Canonici a Ferrara (morto nel 1632) pubblicato da Campori (1870): «La Madonna in piedi di Gio. Battista Benvenuti detto l'Ortolano Ferrarese, ha il putino in braccio, e lo appresenta al Beato Simeone, che siede, dall'altra parte gl'è san Gioseffo in piedi, con un bastone in mano, gl'è un poco di Paese, scudi cinquanta»; poi Ferrara, Giacinto Canonici, figlio di Girolamo, cugino di Roberto (dal 1632); poi, nel 1835, in collezione Costabili: «390. La Circoncisione in tre sole figure. Bella tavola mezzana in piedi che si dice di Benvenuti l'Ortolano. Era in casa Leccioli» (Pitture della raccolta 1835, ms. 390). Poi, alla vendita della collezione Costabili del 1885, come Lorenzo Costa: coincidono infatti il soggetto e le dimensioni, 67 x 55 cm. Poi Berlino, Eugen Schweitzer; e, ancora, Berlino, Cassirer, vendita Schweitzer, 6 giugno 1918, n. 34 (come Mazzolino). Da questa immagine pura, Ortolano arriverà ai capolavori ispirati a Raffaello senza perdere l'assoluta sobrietà.