Clima, ghiacciai alpini dimezzati da effetto serra

Il Wwf lancia l'allarme: i ghiaccia delle Alpi sono a rischio estinzione. E con questi anche numerose specie animali e vegetali che vivono in habitat estremi

Roma - Tempi duri, non solo per i ghiacci in Antartide, ma anche per i pochi rimasti sulle nostre montagne. E le specie animali e vegetali che vivono sulle Alpi e nell’Appennino centrale in habitat estremi sono ormai a caccia di freddo, neve e ghiaccio.

Animali a rischio Non se la passa bene lo stambecco nel Parco nazionale del Gran Paradiso, i cui esemplari sono diminuiti di circa il 30% dal 1990 ad oggi, passando da 4mila a meno di 2.500. Anche della pernice bianca in Italia rimangono solo 5mila coppie, con una popolazione sempre in declino, tanto da diventare specie sull’orlo dell’estinzione. E come la pernice bianca, caratterizzata dal manto candido durante l’inverno, soffrirà l’ermellino che in assenza di neve non si mimetizza nell’ambiente per difendersi dai predatori. In generale, le specie animali e botaniche glaciali, si trovano in grave affanno.

La denuncia del Wwf A ricordare gli effetti del riscaldamento globale a casa nostra è il Wwf, che sottolinea come l’unica strada da seguire per combattere i cambiamenti climatici in atto sia la riduzione dei gas serra in atmosfera e con la sua campagna GenerAzione clima lavora a una diminuzione di almeno il 30% delle emissioni di anidride carbonica entro il 2020, che aiuterebbe a salvare il 30% delle specie animali e vegetali. "L’alternarsi di periodi caldi e freddi ha sempre caratterizzato la storia climatica della Terra e le specie animali e vegetali hanno potuto adattarsi - afferma Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf Italia - attualmente esiste un legittimo motivo di preoccupazione dovuto essenzialmente alla rapidità con cui avvengono questi cambiamenti, che rende di fatto impossibile l’adattamento".

Ghiacciai a rischio estinzione Per avere un’idea dei tempi, dalla metà del XIX secolo le Alpi hanno perso il 40% di superficie dei ghiacciai mentre nell’Italia centrale si sta lentamente sciogliendo il ghiacciaio del Calderone, a 2800 metri di quota sul Gran Sasso d’Italia (2.912 metri), perdendo così il primato come quello più a sud d’Europa. In Lombardia nell’ultimo biennio si sono estinti 30 ghiacciai, tra quelli più piccoli, più esposti a sud e ad altitudini minori, ma anche i ghiacciai più grandi e meglio esposti non sfuggono alla tendenza generale, dal 2003 tutti in drastica diminuzione. Come i ghiacciai lombardi, con una perdita media di spessore negli ultimi 20 anni di 2 metri all’anno.

Specie a rischio Un campanello d’allarme questo anche per specie come il fringuello alpino, un piccolo passeriforme e l’arvicola delle nevi, piccolo roditore dalla folta e morbida pelliccia, diffusi sia sulle Alpi che nell’Appennino centrale, del tutto impreparate a sopravvivere a temperature più alte. C’è poi l’ululone dal ventre giallo, piccolo rospo che con meno piogge non trova pozze vitali per la sua riproduzione ed è in calo in molte aree appenniniche. Quanto alla flora alpina, un recente studio, durato 3 anni, condotto dall’Università di Pavia e coordinato dal Wwf, ne ha rilevato la fugà verso l’alto. In particolare, le piante del gruppo del Bernina, sulle Alpi valtellinesi, negli ultimi 50 anni sono risalite in quota: 56 sono le specie migrate da 10 a 430 metri, mentre 25 sono le specie "nuove" trovate dai ricercatori, 15 quelle di cui si sospetta la scomparsa, a fronte di un aumento medio della temperatura nella zona di 1,2 gradi. La farfalla (Tussilago fanfara nel 1959 era a 2.620 metri, ora a 3.025) e la genziana della Baviera (prima 2.850 metri ora 3.080) hanno mostrato gli incrementi maggiori, pari rispettivamente a 405 m. e 230 m. Alle quote più basse e marginali della catena alpina si prevede poi che il 60% della flora venga progressivamente annientata e sostituita entro il 2080.