La cocaina unisce mafiosi italiani e latinos

Le rotte della droga dal Sudamerica gestite dalle "nuove" organizzazioni miste

Per saldare alleanze, tessere affari, gestire le commesse di ingenti quantitativi di cocaina dal Sud America all’Italia, la mafia si “appoggia” agli intermediari che, sempre più spesso, pesca tra i latinos da anni stabilitisi nel nostro Paese. E con i quali comincia a parlare da pari a pari, fondando spesso organizzazioni “paritetiche” tra italiani e sudamericani.

Nel report dell’Antimafia sull’attività effettuata dalla Dia negli ultimi sei mesi del 2015, gli investigatori denunciano come la criminalità italiana abbia intrecciato rapporti importanti con i cartelli di Colombia, Perù e Santo Domingo grazie all’interessamento dei clan sudamericani e delle loro propaggini in Italia. La cocaina è l’affare principale, se non esclusivo, delle nuove cosche che vanno formandosi in ogni angolo d’Italia – ma specialmente al Nord – e che sembrano orientarsi anche su modelli organizzativi che sembravano fino a pochi anni fa addirittura impensabili e che postulano una sorta di condivisione paritetica di ruoli, costi, compiti e progetti da parte di italiani e sudamericani.

Una specie di joint-venture come quella che è stata sgominata nell’agosto dello scorso anno da un’operazione della Guardia di Finanza di Malpensa, denominata “Blue View”, che portò allo smantellamento di una vera e propria rete a cui lavoravano, fianco a fianco, due mediatori originari di Santo Domingo, tre corrieri italiani e un venezualano residente nella Repubblica caraibica (oltre che al sequestro di ben venticinque chilogrammi di cocaina, un vero e proprio “capitale”). Con radici nella provincia di Padova, l’organizzazione riusciva a tenere contatti con molte altre realtà (criminali) italiane.

Rappresenta, la polvere bianca, un canale di guadagno (e perciò anche di potere criminale) talmente importante da aver ridotto a livelli praticamente infimi il volume d’affari di un’altra attività malavitosa che pure negli anni passati sembrava contraddistinguere questo tipo di delinquenza, ossia lo sfruttamento della prostituzione.

La zona del Sud America, e in particolare Colombia e Perù con Santo Domingo a fungere da scalo, rimangono di primaria importanza per l’arrivo e lo smistamento di cocaina in Italia, il cui “mercato interno” è talmente avido da soddisfare le mire di guadagno di molteplici sodalizi criminali.

Commenti

Una-mattina-mi-...

Mar, 02/08/2016 - 20:15

L'integrazione delle culture CRIMINALI, BOLDRINAMENTE FIERE, GALOPPA COME PREVISTO.Per le culture classiche bisogna attendere, nessuno sembra interessato, ed il mercato manca.

Ritratto di Zio_Fester

Anonimo (non verificato)