Cofferati, in un anno 1.000 delibere in meno

L’attacco dell’opposizione alla giunta: «Tante parole, ma solo 356 atti approvati contro i 1.379 dell’ex sindaco Guazzaloca»

Claudia B. Solimei

da Bologna

Una città «preoccupata», offuscata dal «paradosso Cofferati» che «fa tappa a Bologna solo per arrivare a Roma» e si atteggia «come Tex Willer». Così secondo l’opposizione di centrodestra si presenta oggi Bologna a un anno dalla vittoria del sindaco Sergio Cofferati.
Seduti allo stesso tavolo, i capigruppo in Comune di An, Fi e della lista civica La Tua Bologna sono partiti dai numeri per tracciare il bilancio del primo anno di mandato dell’ex numero uno della Cgil: in 45 sedute di Giunta, ha spiegato il capogruppo di Fi a palazzo D’Accursio, Daniele Carella, la squadra di governo di Cofferati ha licenziato 356 atti, quella dell’ex sindaco Giorgio Guazzaloca ne aveva messi insieme 1.379. «Ha prevalso la politica degli annunci su quella dei fatti» rincara Gian Luca Galletti, capogruppo de La Tua Bologna. Come, secondo l’ex assessore al Bilancio di Giorgio Guazzaloca, nel caso sollevato dal sindaco, della mancanza di risorse per il premio produttività ai dipendenti comunali: «La passata Amministrazione - spiega - gli ha lasciato 14 milioni di euro di avanzo di bilancio, dunque non era vero che mancassero i soldi». «L’avanzo è fisiologico - ha risposto Cofferati -. Quei soldi ovviamente saranno reimpiegati».
La più agguerrita nelle critiche è stata Forza Italia. L’incontro organizzato due giorni fa dal deputato Fabio Garagnani, «Bologna: una città abbandonata. Un anno di non governo Cofferati», a cui ha partecipato anche il vice coordinatore nazionale di Fi Fabrizio Cicchitto, doveva servire a puntare i riflettori sulla città che «Cofferati ha trasformato in uno scalo tecnico per arrivare a Roma», ha detto il vice presidente del Consiglio comunale, l’azzurro Paolo Foschini. «Hanno fatto più conferenze stampa - ha ironizzato il Cinese -. È un segno di coesione dell’opposizione, mi conforta».
Ma quella dei gruppi consiliari suonava come una bocciatura unitaria di un anno di governo: sul tema degrado si è più parlato che agito («È stato eliminato l’assessorato alla Sicurezza - accusa Enzo Raisi, capogruppo e deputato di Alleanza Nazionale - e si sono creati gruppi di ascolto per sapere cosa pensano i punkabbestia»); l’ordinanza anti alcolici in centro non è controllabile; mancano gli investimenti; sono stati fermati molti progetti della passata Amministrazione come la metropolitana ancora in attesa dei fondi da Roma; non c’è attenzione per le aziende in crisi, come ci si aspetterebbe da un ex sindacalista; di turismo e commercio poco si è parlato e lo stesso del futuro di aeroporto, Fiera e Università. Poi c’è il ritorno a un «centralismo degli enti locali» a scapito dell’associazionismo privato, l’incarico a Enzo Biagi per comunicare la città all’esterno «che non si è mai visto», la grande mostra sull’Ottocento «che forse si farà l’anno prossimo».

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