Cofferati, un bluff lungo dodici mesi

Malumori, critiche e bilancio fallimentare per il sindaco-sceriffo

Claudia B. Solimei

da Bologna

Lui lo ripete con un sorriso, uscendo dal suo ufficio ogni giorno intorno alle 14 per il rito dello scambio di battute con i cronisti: «Sono assolutamente tranquillo». Lo ha fatto anche l’altro giorno di fronte alle minacce dell’Udeur di dissociarsi dalla maggioranza se non ci sarà un cambiamento di rotta.
Lui è Sergio Cofferati, che questa settimana ha compiuto il primo anno da sindaco di Bologna, ma non ha trovato il tempo di festeggiarlo. Dice che preferisce il lavoro ai brindisi e a chi lo ricorda tornano in mente le parole dell’ex sindaco Giorgio Guazzaloca, che sfuggiva a ogni domanda tagliando corto: «Io lavoro, non dichiaro». Poi, però, anche lui gli anniversari li festeggiava. Invece con Cofferati nemmeno una conferenza stampa di quelle in cui si fa l’elenco delle cose fatte. Sarà che all’ombra delle due torri non sembrano esserci le condizioni politiche per tirare le somme di un anno di governo e il «laboratorio Bologna» ha il fiato corto.
Dopo settimane in prima linea contro nemici e, soprattutto, amici, è dunque calato il silenzio. Ora si vive in un clima di sospensione, in attesa che tutti i nodi stretti dal Cinese prima o poi vengano anche sciolti, visto che la maggior parte riguarda i rapporti interni alla maggioranza di centrosinistra: il braccio di ferro sulla legalità con Rifondazione comunista e i Verdi, le tensioni con i sindacati per le paghe dei dipendenti comunali, i malumori della Margherita (gli ultimi proprio in questi giorni di post-referendum da parte della componente cattolica: si dice poco rappresentata in giunta), perfino il ricorrente, imbarazzato silenzio dei Ds. E poi, fuori da palazzo d’Accursio, il rischio di perdere i finanziamenti per la metropolitana di Bologna, le accuse di proibizionismo per il divieto di vendita di alcolici dopo le 21 in centro. Al primo cittadino questo divieto è costato la defezione di due importanti associazioni delle «11 sorelle» della società civile che l’avevano sostenuto in campagna elettorale: l’Arci ha preparato migliaia di cartoline da inviargli (l’iniziativa si chiama «Toc toc», sottotitolo «C’è qualcuno?») e l’associazione Nuovamente, vicina ai Ds, ha organizzato un’altra campagna dal titolo emblematico: «Cin Cin». E ancora le polemiche sugli sgomberi, sulle case pubbliche con relative occupazioni abusive, aumentate in modo preoccupante nell’ultmo anno, il corteo dei no global con gli slogan anti-Cofferati, il soprannome che gli è stato affibbiato dalla sinistra antagonista, Tex Willer, i fischi dei metalmeccanici in piazza. Nel frattempo, in giro per Bologna le cose sono rimaste più o meno le stesse: gli affitti alti, il degrado della zona universitaria, gli immigrati che vivono nelle baracche lungo il Reno, il traffico, nonostante l’accensione del vigile elettronico Sirio, l’inquinamento, l’estate con il cinema in piazza Maggiore.
Ma soprattutto, a un anno dalle elezioni del 2004 che gli aprirono le porte della città, è sul tema della partecipazione, presentata in campagna elettorale come il ritorno della società civile al governo dopo il black-out dell’era Guazzaloca, che si raccolgono le voci più deluse sul primo anno di mandato: «La coalizione? - dicono dalla stessa maggioranza in Comune -. Ma se la vera stravaganza di Bologna è proprio che da un anno nessuno si pone il problema di fare almeno una riunione per vedersi assieme». Figurarsi, dunque, all’esterno: «È stato un anno difficile - spiega Alessandro Alberani, segretario regionale della Cisl -. Ci aspettavamo qualcosa di più. Abbiamo visto molta autocentralità e poco gioco di squadra. Ora ci aspettiamo che torni il dialogo». E aggiunge: «Legalità è costruire una città più accogliente, a partire dalle infrastrutture, come il metrò, che creano anche occupazione. Non attuare la repressione ma il dialogo con le tante Bologna: degli studenti, degli anziani, dei lavoratori. I temi dell’agenda del prossimo anno dovranno essere infrastrutture, nuovo welfare, lavoro».
Secondo don Giovanni Nicolini, per anni alla guida della Caritas di Bologna, il problema è l’atteggiamento assunto dal sindaco, che sembra ancora in cerca di un equilibrio con il carattere della città: «Le buone premesse della campagna elettorale - spiega - non si sono realizzate negli atti concreti: qui c’è una tradizione di collaborazione tra le istituzioni e la base, invece si è imposto un atteggiamento centralizzatore a cui non eravamo abituati. Così si rischia di perdere un tesoro di Bologna».
In questa situazione di stallo, anche l’opposizione di centrodestra in Comune è pronta a farsi sentire con un dossier su quanto «non ha fatto» la giunta Cofferati: «A Bologna c’è un vuoto amministrativo - attacca Carlo Monaco, ex assessore della squadra di Guazzaloca ed ex candidato alle regionali per la Cdl -. Il dato più evidente è che il sindaco ha gestito un anno in chiave totalmente partitica e la sovraesposizione mediatica risponde a un suo calcolo di politica nazionale. Non so bene quale sia, ma sembra agire per accreditarsi come leader riformista e scrollarsi di dosso i movimenti ai quali era stato vicino. Il fatto - conclude - è che questo alla città non interessa».
Saltata la ricorrenza del 13, rimarrebbe almeno l’anniversario del 25 giugno, quando il nuovo sindaco si insediò ufficialmente a palazzo d’Accursio. Ma quel giorno, a Bologna, è in programma tutta un’altra festa: la grande parata antiproibizionista dei centri sociali, e anche questa sarà un altro problema per il nuovo Cofferati-sceriffo, ancora una volta contestato da sinistra: «Vogliono fare passare 100mila persone e 30 camion che sparano musica davanti all’ospedale Sant’Orsola - dicono gli organizzatori - per noi è inaccettabile. Il nostro sindaco, si assuma lui la responsabilità di fare una cosa del genere».