«Cofferati vattene» I metalmeccanici contestano il sindaco

Al comizio della Fiom a Bologna, il leader Rinaldini mette sotto accusa l’ex numero uno della Cgil: «Mi sarei aspettato un messaggio di sostegno agli operai». E dalla piazza gridano: «A casa»

Claudia B. Solimei

da Bologna

Fischi, applausi e grida: «Cofferati vai a casa». Anche questo si è sentito, ieri, dalle 25mila tute blu raccolte nel salotto buono di Bologna, piazza Santo Stefano, per i comizi conclusivi della manifestazione regionale in occasione dello sciopero nazionale dei metalmeccanici. A dare il via alla contestazione le parole, pronunciate alla fine del suo intervento, del segretario nazionale della Fiom, Gianni Rinaldini, rivolte al sindaco di Bologna ed ex collega di Cgil: «Da Sergio Cofferati - ha scandito Rinaldini - un ex sindacalista, mi sarei aspettato un’espressione di sostegno e solidarietà. Me lo sarei aspettato - ha aggiunto, mentre partivano gli applausi - anche per il ruolo istituzionale che ricopre, come spesso accade».
Invece niente: assente da Bologna per una settimana di vacanza da cui rientrerà domani per votare ai referendum, il sindaco non aveva fatto arrivare prima alcun messaggio di solidarietà ai metalmeccanici né ha rimediato dopo.
Sceso dal palco, il numero uno delle tute blu, che nemmeno quando Cofferati era segretario generale della Cgil si poteva certo annoverare tra i suoi fedelissimi, ha poi rincarato la dose, entrando nella discussione sulla legalità sollevata a Bologna dal primo cittadino e che ha creato fratture nella maggioranza in Comune, non ancora sanate, con Rifondazione comunista e i Verdi. «Una discussione sulla legalità in quei termini - ha spiegato - mi pare assolutamente astratta e per quanto mi riguarda, il sindacato è sempre stato nettamente contrario a qualsiasi forma di violenza e sopraffazione». Rinaldini ha quindi fatto un esempio pratico per criticare quella rigidità di approccio che viene contestata da sinistra: «Un giovane lavoratore extracomunitario - ha concluso - licenziato da una fabbrica per la Bossi-Fini diventa clandestino: ma io non lo denuncio. La Fiom non lo denuncia».
E dire che la piazza operaia di ieri, almeno sulla carta, non doveva proprio essere ostile all’ex campione del sindacato, sebbene passato armi e bagagli alla politica. Ma 365 giorni sulla poltrona di primo cittadino di Bologna hanno lasciato il segno. Così, anche se lunedì prossimo sarà il primo anniversario della sua elezione, che segnò la riconquista della città da parte della sinistra e la cacciata di Giorgio Guazzaloca, salutata allora dalle strofe di “Bella ciao” che risuonavano sotto i portici, non sono in programma né feste né celebrazioni, di cui invece si parlava fino a qualche mese fa.
Ma nemmeno un brindisi, si sussurra a palazzo, anche tra le file dei Ds. «Una festa per ricordare un anno di vittoria? Utile, forse, ma non necessario» commentano dalla Margherita.
Ha le idee più chiare Rifondazione comunista e, visto il clima di tensione che si continua a respirare in maggioranza, non poteva essere altrimenti: «Non ci sono le condizioni politiche». Nemmeno Romano Prodi, del resto, anche lui a Bologna per votare ai referendum, se la sente di sbilanciarsi sul primo anno di Cofferati: “Non dico niente” si è limitato a dichiarare alla domanda dei giornalisti.
In Comune, però, fanno anche notare che, piuttosto di lunedì, sarebbe meglio organizzare qualcosa per il 25 giugno, giorno dell’insediamento ufficiale del sindaco a palazzo d’Accursio. Tanto più che c’è anche il referendum di mezzo. «Si potrebbe fare una commemorazione, di celebrazioni direi che è meglio non parlare» sussurra un consigliere dei Ds.
E mentre l’opposizione di centrodestra prepara un dossier sul primo anno di mandato della giunta Cofferati, c’è chi la festa, al sindaco, la vorrebbe fare lo stesso, ma in tutto altro senso: Verdi, Prc e occhettiani, proprio a ridosso dell’anniversario, hanno presentato un programma di iniziative e un manifesto, prendendo come punto di riferimento il “buon governo” di Zapatero, per indicare i problemi, i ritardi e i temi non affrontati - o affrontati male - dall’amministrazione. Entro l’estate, dicono, si dovrà fare chiarezza.