Cola dell'Amatrice, l'eccentrico "convertito"

Nasce nel 1480, tre anni prima di Raffaello. E dopo tanto sperimentare, nel 1527 diviene raffaellesco

Nicola di Filotesio, detto Cola dell'Amatrice, per le sue origini, nasce nel 1480, tre anni prima di Raffaello, e si candida a essere un artista eccentrico nei suoi anni, riparato nelle Marche, soprattutto ad Ascoli Piceno, e non interessato a competere a Roma con più grandi maestri, che studia e ammira, mostrandosi informato sui pensieri nuovi di Raffaello e Michelangelo. Gli inizi di Cola erano stati, come mostra la pala in San Francesco di Campli con la Madonna che allatta il Bambino e i santi Francesco, Antonio, Caterina d'Alessandria e Chiara, datata 1510, nell'ambito della pittura romana di fine Quattrocento (Antoniazzo e Melozzo), umbra (Perugino e Pier Matteo d'Amelia) e abruzzese (G.B. Percossa, Sebastiano Aquilano e Francesco da Montereale). Sempre a Campli in Santa Maria in Platea sono custodite due imponenti tavole, una con i Santi Giovanni Battista, Orsola, Catenna d'Alessandria e Maddalena, l'altra con i Santi Gregorio, Sebastiano, Giuseppe e Chiara.

Le opere sono alloggiate in un altare marmoreo fatto erigere nel 1532 dalla Confraternita del Ss. Sacramento, opera di Sebastiano da Como. Le due tavole risultano stilisticamente antecedenti, non molto lontane dalla pala di San Francesco del 1510, probabilmente commissionate dal pievano C. Quintavalle che fece erigere l'altare dedicato a San Gregorio. Il confronto con la tavola di Campli del 1510 consente di restituire a Cola un nucleo di opere dipinte in Sabina e nell'Ascolano prima del 1509-10: La Madonna con il Bambino e i santi Giovanni Battista, Stefano, Biagio e Pietro, affresco staccato, in Santo Stefano Nuovo a Fiano Romano; i due sportelli, uno con San Lorenzo Sito (recto) e San Benedetto (verso), e l'altro con San Tommaso di Morienna (recto) e San Placido (verso) nel Museo dell'abbazia di Farfa; l'affresco con la Madonna incoronata da due angioletti, il Bambino, i santi Benedetto, Scolastica, e il committente nella lunetta, sul portale d'ingresso della chiesa abbaziale di Santa Maria a Farfa; gli affreschi con i Quattro evangelisti, il Redentore benedicente e la Sacra Famiglia con i santi Giovannino, Mauro e Caterina d'Alessandria, nella sala del Capitolo vecchio del Sacro Speco di Subiaco; la tavola con la Madonna, il Bambino e i santi Giovanni Battista e Pietro, proveniente dalla parrocchiale di San Pietro ad Appignano, ora nella Pinacoteca civica di Ascoli Piceno. A queste opere va aggiunta la tavola con la Madonna adorante il Bambino, nel Lindenau Museum di Altenburg, di cui non è nota la provenienza. Nel primo periodo ascolano, l'artista che si è già aperto agli influssi della pittura di Crivelli e Alemanno mostra di stare incredibilmente in equilibrio tra Piero della Francesca, Bartolomeo della Gatta e Raffaello giovane, nella bellissima tavola con il Beato Giacomo della Marca, proveniente dal convento dei cappuccini di Ascoli Piceno, ora nella Galleria nazionale delle Marche ad Urbino.

Il 6 aprile 1510 Cola aveva ricevuto, per conto della Comunità di Ancarano, un acconto per «facere et pignere cappellam sancte Marie de Ancarano vel coelum et circum circha dicte cappelle». Questo atto documenta la prima attività di progettista ed architetto. A questo momento appartiene la tavola con la Maddalena, nel Museo del Castello Odescalchi a Bracciano, già attribuita all'Alemanno. La tavola con la Madonna, il Bambino e i santi Pietro, Gennaro e Francesco, proveniente dalla chiesa parrocchiale di San Gennaro in Folignano, ora alla Cassa di risparmio dell'Aquila, firmata e datata 1512, è l'acme della prima attività di Cola, che riflette sui due grandi veneti nelle Marche, Crivelli e Lotto, a cavallo dei quali egli si muove, nel San Pietro e nella Madonna con il Bambino. Nel 1513 Cola probabilmente torna a Roma e in questa occasione vede le Stanze di Raffaello in Vaticano. La tavola per la chiesa ascolana di San Vittore, datata 1514, raffigurante la Madonna in trono tra santi, oggi al Museo diocesano di Ascoli, documenta l'avvenuto contatto. È dal 1510 che sono documentati gli stretti rapporti di Cola con la città di Ascoli Piceno, tanto che l'artista il 20 dicembre 1518 ne prese la cittadinanza. Il 27 febbraio 1510 fornì a Mariano di Benedetto di Pietro Vannini, orafo insigne, il disegno per il tabernacolo in argento e rame da eseguire per la chiesa di San Pietro a Castignano.

Nel 1515 Cola firma la tavola con l'Assunta, parte del polittico per San Salvatore in Aso presso Force (Ascoli Piceno). La grande ancona lignea era composta da otto scomparti di cui solo cinque ci sono pervenuti. Nella Pinacoteca Vaticana si trovano l'Assunta, firmata e datata 1515, e le due tavole laterali. Le altre due superstiti, appartenenti all'ordine superiore, si trovano a Rieti. Non lontana dal polittico di Force è la tavola con la Morte e l'Assunzione della Vergine, da San Domenico di Ascoli, ora a Roma nella Pinacoteca Capitolina. Cola miscela Raffaello, Leonardo e Pedro Fernandez, con notevoli ed eccentrici esiti anticlassici. È datato 1517 il trittico su tavola con la Madonna, il Bambino e i santi Giovanni Battista, Pietro, Stefano e Lucia, proveniente da Santa Maria Assunta di Funti (ora nel Museo diocesano di Ascoli). Dalla chiesa ascolana di Santa Margherita, la cui ricostruzione terminò nel 1515, vengono i due affreschi staccati con Santa Caterina d'Alessandria e il Redentore (attualmente nella Pinacoteca civica di Ascoli Piceno).

Il 2 dicembre 1518 Cola architetto è chiamato dagli anziani della Comunità ascolana, insieme a Simone Mucciarelli e a Giacomo Comili, per «ordinare formam et modellum» della facciata posteriore del palazzo del Popolo. Le due citate tavole sagomate con la Vergine Addolorata e San Giovanni Evangelista, provenienti dalla cappella del Santissimo Crocifisso nella chiesa della santissima Annunziata (ora nella Pinacoteca civica di Ascoli Piceno), sono di questo momento. Ed è stato ritrovato il Crocifisso ligneo ai cui lati erano state poste le due tavole. Il 3 dicembre 1519 è terminata la tavola con l'Istituzione della Eucarestia, firmata «Cola Amatricianus faciebat», proveniente dall'oratorio della Confraternita del Corpus Domini nel convento ascolano di San Francesco (ora nella Pinacoteca civica di Ascoli Piceno), opera dichiaratamente legata a Raffaello. Allo stesso momento appartiene la bella tavola con Cristo a casa di Marta e Maria, ora nella collezione D'Annunzio Lombardi di Avezzano. Sono questi anche i tempi della contratta maturazione raffaellesca di Cola nella originale Pala delle due famiglie, recentemente riapparsa a Berlino: sono insieme, originalmente, la famiglia di Gesù e la famiglia di san Giovannino. La Sacra conversazione, allargata e animata, rivela una conoscenza diretta delle sacre rappresentazioni in terracotta policroma, di Nicolò dell'Arca e Guido Mazzoni, che in pittura avevano trovato un altro valoroso e affine corrispondente nel plastico ed espressionistico Ortolano, ostinatamente padano.

Oltre alla novità delle invenzioni pittoriche, sono anche gli anni del più forte impegno di Cola per Ascoli. La facciata posteriore del palazzo del Popolo ad Ascoli reca al di sotto del cornicione l'iscrizione: «Cola Amatricianus pict. et archit.», e la data 1520. Si può situare in questa fase l'agile Sacra famiglia con san Giovannino, con la bella invenzione del controluce, e del volto in penombra del San Giuseppe, della Fondazione Cavallini Sgarbi. Nel 1524 Cola è documentato a L'Aquila, probabilmente per il progetto della nuova basilica di San Bernardino, la cui riedificazione ebbe inizio il 19 luglio 1525. La tavola con la Madonna, il Bambino, san Giovannino e san Giuseppe nel palazzo del Comune di Amatrice, proveniente da Santa Maria del Suffragio, firmata «Cola Phjlostesios» e datata 1527, è una copia con alcune varianti della Sacra Famiglia Spinola attribuita a Giulio Romano in collaborazione con G.F. Penni.

Essa segna la definitiva adesione alla cultura raffaellesca sia pure interpretata in chiave puristica da chi si era mostrato così arcaizzante. La tavola con la Madonna, il Bambino e i santi Giovanni Battista, Rocco, Sebastiano e la Maddalena nella Pinacoteca civica di Ascoli Piceno, dalla chiesa della Maddalena di Acquasanta, ribadisce l'adeguamento al linguaggio raffaellesco. Il polittico della Pinacoteca civica di Ascoli Piceno, proveniente da San Francesco, composto in origine di nove pannelli, risulta mancante di due scomparti, uno con il Ritrovamento della vera Croce, nella National Gallery of Victoria di Melbourne, e l'altro con un cielo nuvoloso andato disperso. Il pannello con l'Andata al Calvario, datato 1533, è ispirato con alcune varianti al celebre dipinto raffaellesco dello Spasimo di Sicilia. Inizio e fine di un eccentrico.