Il Colle alle toghe: giù le mani dal governo

Napolitano interviene dopo gli scontri tra <strong><a href="/interni/berlusconi_ultimatum_fini_con_me_o_fuori_e_toghe_siamo_sullorlo_guerra_civile/27-11-2009/articolo-id=402126-page=0-comments=1" target="_blank">premier e magistratura</a></strong>: &quot;Si fermi la spirale di drammatizzazione tra istituzioni.
Serve autocontrollo nelle dichiarazioni&quot;. Poi auspica &quot;una riforma in parlamento nei rapporti tra politica e magistrati&quot;. L'Anm: &quot;Non siamo in guerra, però chiediamo di non essere aggrediti&quot;

Roma - Tra premier e toghe interviene il Quirinale. "L’interesse del Paese richiede che si fermi la spirale di una crescente drammatizzazione delle polemiche e tensioni non solo tra opposte parti politiche, ma tra istituzioni investite di distinte responsabilità costituzionali". Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul clima di forte tensione tra il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e la magistratura. "È indispensabile che da tutte le parti venga uno sforzo di autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche e che quanti appartengono alla istituzione preposta all’esercizio della giurisdizione si attengano rigorosamente allo svolgimento di tale funzione".

"Stop alla magistratura" Usa parole nette Napolitano, in una dichiarazione alla stampa, a margine di un’udienza in Quirinale, nella quale afferma che "va ribadito che nulla può abbattere un governo che abbia la fiducia della maggioranza del parlamento". Parole che si configurano come una risposta a quanto è emerso dall’ufficio di presidente del Pdl, ieri, e ai timori paventati dallo stesso Berlusconi. Nulla, ribadisce Napolitano, può abbattere un governo che ha la fiducia della maggioranza delle Camere "in quanto poggia sulla coesione della coalizione che ha ottenuto dai cittadini-elettori il consenso necessario per governare".

"Riforma nei rapporti" La riforma della giustizia che porti anche a definire un equilibrio corretto tra politica e toghe va fatta in parlamento e in un clima di dialogo tra le diverse parti politiche. Chiede ancora il presidente della Repubblica. "Spetta al Parlamento esaminare - dice Napolitano - in un clima più costruttivo misure di riforma volte a definire corretti equilibri tra politica e giustizia".

"Non posso tacere" Il presidente della Repubblica legge una dichiarazione ai giornalisti a margine di un’udienza in Quirinale e lancia un appello fortissimo a evitare una ulteriore drammatizzazione delle tensioni. Sono quindici righe che rispondono punto per punto alle preoccupazioni manifestate da più parti nei rapporti tra politica e giustizia e anche ai timori del premier, che ieri, durante l’ufficio di presidenza del Pdl, ha lamentato che si voglia "abbattere il suo governo". La dichiarazione del presidente della Repubblica avviene nella Sala di Rappresentanza del Colle con una procedura, sinora inedita, che testimonia la preoccupazione del capo dello Stato per lo scontro in atto nel Paese. Al termine dell’udienza con l’Anmil, i giornalisti vengono raccolti nella Sala di Rappresentanza dove pochi minuti dopo Napolitano li raggiunge e legge la sua dichiarazione. Poche parole per motivarne l’urgenza: "Scusate, vi ringrazio della vostra disponibilità - dice il presidente -. Sento il bisogno di dire qualcosa in questo particolare momento".

Palamara: "Non siamo in guerra ma non vogliamo aggressioni" "La magistratura non è un’istituzione che è in guerra, noi non siamo in guerra con nessuno, però chiediamo di non essere aggrediti". Lo ha affermato il presidente dell’Anm Luca Palamara, al termine di un incontro che ha avuto, insieme al segretario del sindacato delle toghe Giuseppe Cascini, con il presidente della Camera Gianfranco Fini.
"Di fronte ad aggressioni che avvengono tutti i giorni è difficile continuare a mantenere un ruolo di equilibrio" ha aggiunto Palamara, riferendosi anche alle parole del Presidente della Repubblica. Palamara ha ribadito la contrarietà dell’ Associazione alla "divisione dei magistrati tra buoni e cattivi, o tra rossi e neri, a seconda delle indagini che conducono". "Il capo dello Stato - ha proseguito-, fa affermazioni in cui ogni magistrato deve riconoscersi".

Alfano: "Parole sagge" "Le parole di Napolitano mi sembrano sagge e opportune". Così il Guardasigilli Angelino Alfano ha commentato le dichiarazioni del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, rispondendo ai giornalisti a Montecitorio.

Bossi: "Bisogna stare tranquilli" L’appello del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano a non drammatizzare lo scontro fra istituzioni e a un maggiore autocontrollo nelle dichiarazioni pubbliche è condiviso da Umberto Bossi. Il leader della Lega nord, fermato da due cronisti mentre lascia la Camera, risponde "sì, bisogna stare un pò tranquilli" alla domanda se condivida le parole del capo dello Stato.

Fini: "Piena condivisione" Il messaggio del capo dello Stato "va letto e apprezzato nella sua totalità". È questo il commento di Gianfranco Fini, presidente della Camera, alle parole pronunciate oggi dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Sul messaggio, rende noto Fini, c’è "piena condivisione".

Schifani: "L'invito non cadrà nel nulla" "Come sempre il Capo dello Stato dice parole profondamente sagge. Il Presidente Napolitano invita ogni componente del sistema istituzionale ad assumere toni e atteggiamenti responsabili nell’esclusivo interesse della nostra serenità democratica". È quanto dichiara il Presidente del Senato, Renato Schifani, aggiungendo: "Siamo certi che questo invito non cadrà nel nulla e che la crescente drammatizzazione alla quale fa cenno il Presidente Napolitano avrà necessariamente termine, con risposte concrete, aprendo così la strada a quel clima che il Paese ci chiede per modernizzarlo attraverso le grandi riforme ormai indifferibili".

Cicchitto: "Si conferma super partes" "Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con la sua dichiarazione conferma di avere una posizione al di sopra delle parti. Egli ha sottolineato la necessità di salvaguardare l’autonomia della politica, di evitarne l’imbarbarimento e che non si possono modificare attraverso interventi impropri della magistratura equilibri politici determinati dal voto degli italiani". Lo afferma il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto.

Finocchiaro: "Richiamo alla responsabilità" "Dal Presidente Napolitano, anche oggi, giungono parole chiare e forti sui corretti rapporti che ci devono essere tra le istituzioni del nostro Paese. Ma il richiamo più rigoroso e importante è, a me sembra, quello alla responsabilità della politica. Che è fatta di sobrietà, misura e rispetto delle istituzioni. Non sempre in questi mesi e in queste settimane c’è stata da parte di tutti questa assunzione di responsabilità. Io mi auguro che l’esortazione del Capo dello Stato serva a svelenire il clima e a riportare nel giusto alveo, quello parlamentare, il confronto tra le forze politiche. È li e solo li che si può costruire quel percorso di riforme che servono al nostro Paese. Il Pd in questo ha sempre creduto e continuerà a farlo". Lo afferma in una nota Anna Finocchiaro, Presidente del gruppo Pd a Palazzo Madama.

Bobo Craxi: "Giornata storica" "È una giornata quasi storica: per la prima volta dal 1992 un Capo dello Stato 'bacchetta' i magistrati", afferma in una nota Bobo Craxi, dei Socialisti Uniti - Psi. "Napolitano - aggiunge Craxi - è un autentico garante delle istituzioni del nostro Paese. Allo stato, scongiurata la deriva sudamericana, anche le altre istituzioni facciano la loro parte".

Di Pietro: non polemizzo ma... "Non intendo polemizzare con il presidente della Repubblica, ma intendo riaffermare che anche in questa legislatura ci sono troppi parlamentari in conflitto di interessi con la giustizia, direttamente o indirettamente. Affidare serenamente a questo parlamento, così composto, le riforme in materia di giustizia sarebbe come affidare a dracula la gestione del pronto soccorso". Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, accusa il colpo affermando di non voler "polemizzare con il capo dello stato" ma nello stesso tempo di non potersi "esimere dal riaffermare che i magistrati, quando lamentano l’impossibilità di potere svolgere il proprio lavoro per colpa di norme criminogene che vengono emanate da questo parlamento, non possono essere zittiti".

Bersani: emerge la centralità del Parlamento Pier Luigi Bersani, segretario del Partito Democratico, afferma in una nota che dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano arriva "un richiamo forte ed energico al quale tutti devono corrispondere. In particolare, da ogni passaggio delle parole del Presidente, emerge ancora una volta la centralità del Parlamento. Di questo siamo consapevoli e convinti. È quella la sede nella quale deve condursi un confronto trasparente e leggibile dai cittadini tra le diverse posizioni politiche sia in termini di riforme sia per quel che riguarda le grandi scelte economiche e sociali".