Il Colle: i figli degli immigratisiano subito italianiSì di Fini. La Lega è furiosa

Il presidente della Repubblica apre al voto ai figli degli immigrati. Il Pd: "Una legge entro Natale". <strong><a href="/sondaggio_1a.pic1?PID=298" target="_blank">Vota: sei d'accordo?</a></strong> <strong>Ius soli e sanguinis: <a href="/interni/ius_soli_e_ius_sanguinis_come_funziona_altri_paesi/cittadinanza_italiana-immigrazione-ius_soli-costituzione-ius_sanguinis/22-11-2011/articolo-id=558252-page=0-comments=1" target="_blank">come funziona</a></strong>

"Non credo che in pochi giorni il mare in tempesta sia diventato una tavola. E' un po' incrinato, un po' mosso, ma credo ci siano maggiori possibilità di dialogo e confronto fra gli schieramenti". All'indomani del primo Consiglio dei ministri tenuto dal premier Mario Monti, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano continua a dettare l'agenda politica al parlamento. Sotto la lente d'ingrandimento del Colle non ci sono soltanto lo spread, il debito pubblico e le misure anti crisi. Il capo dello Stato si augura infatti che il nuovo esecutivo ponga in calendario anche una riforma delle regole per ottenere la cittadinanza italiana. Riforma che trova, da subito, terreno fertile tra le file della sinistra e del Terzo Polo con i democratici che promettono di attuare una legge già entro Natale. Barricate dai leghisti e dal Pdl che parlano di "spallata". L'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni ha fatto chiaramente notare che lo ius soli "sarebbe uno stravolgimento dei principi contenuti nella Costituzione".

Solo qualche giorno fa il presidente della Repubblica spiegava che il governo tecnico avrebbe dovuto occuparsi della situazione economica al fine di dare un segnale netto all'Unione europea e ai mercati resi instabili dalla crisi finanziaria. Questo il compito, a detta del Quirinale, che Monti ha il dovere di portare avanti. Eppure nell'agenda di Napolitano spuntano altri temi da sempre cari alla sinistra: "Ora credo che si apra un campo di iniziative più ampie che in passato. Ci sono maggiori distinzioni tra i compiti del governo e del parlamento il quale ha campi in cui intervenire con sue proposte". Napolitano non usa mezzi termini e spiega chiaramente che il parlamento ha il dovere di "affrontare anche la questione della cittadinanza ai bambini nati in Italia da immigrati stranieri". "Negarla è un’autentica follia, un’assurdità - ha spiegato questa mattina al Quirinale - i bambini hanno questa aspirazione". Negli ultimi giorni il tema della cittadinanza italiana sembra diventato un chiodo fisso per Napolitano. Settimana scorsa, in occasione dell'incontro con i figli degli immigrati che hanno scelto la cittadinanza italiana, il presidente della Repubblica aveva spiegato che gli immigrati sono, in primis, "una grande fonte di speranza" che contribuisce "a darci l'energia vitale di cui abbiamo bisogno". Senza questa forza, era stato il ragionamento del Quirinale, "il nostro Paese sarebbe più vecchio e avrebbe meno possibilità". Per Napolitano, insomma, è arrivato il momento di attuare "una riforma di modalità e tempi di riconoscimento della cittadinanza" che porterebbe a "riconoscere come cittadini italiani i bambini nati in Italia da genitori stranieri".

Dal centrodestra alla sinistra sono molti i parlamentari e i gruppi politici che strizzano l'occhio alla riforma delle regole sulla cittadinanza. A partire dal presidente della Camera Gianfranco Fini che, dopo aver firmato insieme al leader leghista Umberto Bossi la legge sulle regole di ingresso, è da sempre favorevole a un "percorso breve" sulla cittadinanza. Il laeder del Fli la ritiene una "questione di civiltà". Una posizione che deve aver fatto piacere al laeder del Fli che ha subito proposto di calendarizzare la riforma: "Quando posi il problema della cittadinanza mi bollarono con l’epiteto 'compagno Fini', era la dimostrazione dell’arretratezza culturale e dell’essere succubi delle posizioni leghiste". Adesso il "compagno" Fini brinda insieme al centrista Pier Ferdinando Casini, che ha condiviso "totalmente" l'appello di Napolitano, e ai dipietristi che, con Felice Belisario, parlano di "priorità" che deve essere affrontata entro la fine della legislatura. Il Pd ha addirittura chiesto a Monti di "legiferare con urgenza" per approvare quella che è stata ribattezzata "legge Napolitano". Il presidente dei deputati Pd Dario Franceschini è convinto che la norma "potrebbe essere approvata alla Camera prima di Natale".

Il leghista Roberto Calderoli ha subito messo le mani avanti ricordando che "la vera follia sarebbe quella di concedere la cittadinanza basandosi sullo ius soli e non sullo ius sanguinis", come prevede invece oggi la legge. I lumbard sono pronti a fare le barricate in Parlamento e nelle piazze. "Non vorrei che questa idea altro non sia che il 'cavallo di Troia' - ha detto Calderoli - che, utilizzando l’immagine dei 'poveri bambini', punti invece ad arrivare a dare il voto agli immigrati prima del tempo previsto dalla legge". Sulla stessa linea anche il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri, che ha fatto notare che le leggi sulla cittadinanza non possono essere affrontate "a spallate". "Ma si vuole facilitare o complicare la vita del nuovo governo? - ha avvertito Gasparri - noi lo sosteniamo con lealtà ma se si mettessero in agenda temi come la modifica della legge sulla cittadinanza tutto si complicherebbe in maniera molto seria". Tuttavia, adesso che il Carroccio si trova ad essere l'unico partito all'opposizione, le forze progressiste avrebbero campo libero per tentare il colpo di mano.