Il Colle se ne accorgee mette in riga i pm:"Serve maggior rigore"

Dopo che per anni la giustizia è stata usata come arma politica, il capo dello Stato si accorge che le toghe devono essere più sobrie e chiede un codice deontologico

Adesso occorre un "confronto costruttivo" con i magistrati per recuperare l’efficienza del sistema. Adesso occorre un "valido codice deontologico" per "affermare il necessario rigore nel costume e nei comportamenti" delle toghe. Parlando all’insediamento del direttivo della Scuola superiore della magistratura e rivolgendo un saluto alla nuova Guardasigilli, Paola Severino, presente alla cerimonia a Palazzo dei Marescialli, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha ricordato che la giustizia deve mantenere i requisiti di "servizio fondamentale cui è affidata la traduzione in realtà dei principi di democrazia e legalità". Da qui la necessità di aprire un confronto costruttivo "tra tutti gli operatori del settore e tra i soggetti istituzionali competenti". Confronto senza il quale, ha proseguito il capo dello Stato, "non possono recuperarsi né l’efficienza né, insieme, quel limpido e razionale funzionamento del sistema al quale occorre mirare con rigore, serenità e senso del dovere".

Adesso sembra accorgersene pure Napolitano. Dopo che, più volte, la giustizia è stata usata come arma contro la politica. Dopo che sono stati intercettati parlamentari, ministri e alte cariche dello Stato senza uno straccio di autorizzazione della Camera competente. Dopo che diversi magistrati sono andati a ingrossare le fila dei partiti (soprattutto a sinistra). Dopo che, al congresso del Partito comunista, Antonio Ingroia si è definito un "partigiano della Costituzione". Dopo tutto questo il capo dello Stato che, per Costituzione, presiede il Consiglio superio della magistratura si è accorto che le toghe devono essere più sobrie e che la formazione dei magistrati ha una funzione fondamentale dal momento che "deve principalmente servire a far maturare una progressiva consapevolezza del ruolo e della fisionomia costituzionale della funzione esercitata". Insomma, per Napolitano, risulta "cruciale" a questo proposito "la trasmissione di un valido codice deontologico, volto ad affermare il necessario rigore nel costume e nei comportamenti del magistrato. Così da favorire un esercizio responsabile dei poteri di giudice e pubblico ministero e che, tra l’altro, consenta alla magistratura italiana di contribuire alla costituzione dello spazio giuridico europeo e internazionale".

Dopo anni in cui l'ex premier Silvio Berlusconi denunciava i continui attacchi della magistratura e le storture insite nel nostro sistema giudiziario, Napolitano si è accorto che qualcosa proprio non va. E ha posto al centro la necessità di un confronto costruttivo tra tutti gli operatori della giustizia e le istituzioni per "fare recuperare efficienza al sistema". E ha posto al centro la necessità di un codice deontologico per "affermare il necessario rigore nel costume e nei comportamenti del magistrato". Temi che, ha assicurato il capo dello Stato, dovranno essere affrontati quanto prima.