Colombo in delirio anti-Cav Ora si dedica all’esoterismo

L’editorialista si fa ingannare da una semplice omonimia

Cos’hanno in comune uno studioso di teschi umani del Sedicesimo secolo e Silvio Berlusconi? Niente, direte voi che avete i piedi per terra e sapete separare la realtà dalla fantascienza. Ma Furio Colombo, si sa, è un’essenza superiore: viaggia su altre frequenze, e vede cose che noi umani neanche possiamo immaginare. Dobbiamo ammetterlo: a lui non manca certo la fantasia. Ormai le sue sparate non suscitano più indignazione. Magari sconcerto, quasi meraviglia: ma indignazione no. Le sopportiamo, come si sopporta un parente stretto un po’ scomodo: con le sue piccole manie che non preoccupano più. Al massimo, suscitano un mezzo sorriso.
Stavolta però siamo davvero sconfinati nell’esoterismo in chiave antiberlusconica. Chissà cosa gli sarà scattato nella testa, al Colombo furioso, quando ha visto il prestigioso settimanale americano Newsweek che titolava: «Miracolo berlusconiano in cento giorni». Troppo dura da mandar giù per lui, attento osservatore della stampa estera (specie quando la stampa estera se la prende col premier). Il risultato è un editoriale messianico in cui l’ex direttore de L’Unità se la prende con l’autore dell’articolo, Jacopo Barigazzi. Come mai? Forse perché è fazioso, approssimativo o immaturo? No, Colombo stavolta si spinge più in là, oltre le frontiere dell’umano scibile. Secondo lui, questo Barigazzi semplicemente non esiste: è uno spettro, un ectoplasma, roba da ghostbusters. Mettete a letto i bambini che vi spieghiamo meglio. Dice Furio «X Files» Colombo: «Se cercate in rete troverete che Jacopo Barigazzi è l’autore di un trattato sulle fratture del cranio pubblicato nel 1518». Com’è possibile, si chiede il nostro investigatore, evocando oscure presenze, «che il medico bolognese del 1500» arrivi a lodare «per una pagina intera Berlusconi»? Paura eh? E giù a seminar sospetti, dipingere misteri, evocare chissà quali fantasmi, massonerie, sette segrete, la Pidue, il sacro Graal, Luciano Moggi, i servizi deviati al servizio del presidente del Consiglio. Conclusione epica di Furio Colombo: ma sì, dai, la cosa puzza, vedrai che Berlusconi quell’articolo sul Newsweek se l’è scritto da solo. E infine butta là: «Sarà un altro miracolo del nostro padrone».
Ora: come dobbiamo rubricare un comportamento di questo tipo? Visionario? Allucinato? Farneticante? Come sia possibile, da una semplice omonimia, inventarsi smarronate di tal fatta, Colombo non ce lo spiega. La realtà - e non occorre il Cicap per accertarlo - è che Jacopo Barigazzi esiste, è vivo e vegeto, fa il giornalista e non colleziona teschi umani. Ha scritto un equilibrato articolo su Berlusconi, alternando lodi a critiche. E, lo ripetiamo per il pubblico più sensibile: Barigazzi fa parte della specie umana: non è uno zombie. Certo, ha lo stesso nome di un medico del Cinquecento: e allora? C’è bisogno di tirare in ballo le forze del demonio, al solo scopo di attaccare Berlusconi?
Ma come dicevamo in principio: la fantasia a Colombo non manca. Sull’Unità il nostro eroe ha escogitato mille e uno modi diversi per suonare l’allarme democratico. La guerra? «Berlusconi ha inventato un conflitto in Irak che non esisteva». Le elezioni? «Attenzione, Berlusconi fa spiare dai servizi segreti giudici e giornalisti». E addirittura: «Berlusconi è incorso nella disavventura della morte della spia Litvinenko». Domani scopriremo anche che dietro il disastro di Cernobyl e la prima Guerra punica, c’è dietro Berlusconi.
Perché vedete, a Colombo basta avere l’uomo: l’accusa la trova lui. E, a dispetto di ciò che va dichiarando, non sempre la storia gli dà ragione. Nel 1971 figura tra i firmatari del documento pubblicato su L’Espresso contro il commissario Calabresi. In quell’appello il poliziotto veniva definito «torturatore responsabile della morte di Pinelli» e vi si chiedeva tra l’altro di «ricusare i commissari torturatori, i magistrati persecutori, e i giudici indegni». Non male, per uno che oggi pontifica di legalità repubblicana, e si erge a paladino del potere giudiziario.
Ma la coerenza, bisogna dirlo, non è mai stata il suo forte. Inviato de La Stampa negli Stati Uniti, diventa amico fidato dell’Avvocato e capo della sezione statunitense della Fiat. Poi, dai padroni, salta a pie’ pari in mezzo ai lavoratori, con la direzione de L’Unità. Un periodo passato agli annali come uno dei più aggressivi: veleni quotidiani che l’editorialista furioso continua a propalare nelle sue lenzuolate in prima pagina. Talvolta mancando non solo di buon senso, ma anche di buona educazione. Qualche mese fa - bassezza delle bassezze - Colombo ha insultato così il ministro Brunetta: «È il mini-ministro delle comiche». Un attacco sul piano fisico: una burla che starebbe bene in bocca a un ragazzino sfrontato che ha ripetuto il liceo; non certo a un intellettuale che denuncia «la minaccia razzista» un giorno sì e l’altro pure.
Ecco, pensavamo che un giorno le invettive di Furio Colombo potessero elevarsi: oggi scopriamo che si sono elevate troppo. Hanno abbandonato il pianeta terra. Perché solo in un’altra dimensione Jacopo Barigazzi, medico cinquecentesco, meglio conosciuto come Berengario da Carpi, può c’entrare qualcosa con Berlusconi. Senza dimenticare un piccolo particolare: nella sua foga distruttrice, Colombo riesce pure a sbagliare il nome della discordia. Invece di «Barigazzi» nel suo articolo lo chiama «Bigazzi»: proprio come il personaggio de «La prova del Cuoco» che discetta di melanzane, zucchine e cavoli. In ogni caso, il refuso casca a fagiolo: Bigazzi o Barigazzi, sempre di cavolate si tratta.