Colombo era genoano o sampdoriano?

Vincenzino Montella, gran bravo figliolo, dopo la sconfitta a Napoli, dopo la sua uscita nemmeno tanto allegra dal campo, ha voluto in un certo senso rifarsi dallo smacco napoletano, sedendosi in prima fila ad ascoltare quell’istrione di Renzo Arbore, re del canto partenopeo.
Una serata che lo ha riconciliato con Napoli. Arrivato allo spegnersi delle luci, accompagnato dalla sua gentile compagna (alta, bella, affascinante, lui bello, piccolo, affascinante con giacca spruzzata di fiorellini) ha applaudito tutta la sera, ammiratore come è dell’Orchestra Italiana.
Si è unito al pubblico quando Arbore ha cantato «il materasso», ha sorriso e si è anche commosso al «Dicitinciello vuoie...», ha ammirato Gegè Telesforo nelle sue spregiudicate interpretazioni canoro-musicali. Insomma la canzone napoletana gli ha fatto dimenticare il due a zero, la maglietta sbattuta via all’uscita, qualche piccolo screzio con Mazzarri. Ma soprattutto, Vincenzo, ha ancora una volta assaporato la simpatia che ha trovato in città: molti lo hanno riconosciuto, gli hanno stretto la mano, lo hanno fotografato. C’era Arbore, straordinario davvero, ma c’era anche lui. In prima fila accanto al suo amicone Del Vecchio. All’esplosione di «Reginella», quando il sipario è calato sulla serata, il ciuffo ribelle di Vincenzo si è spostato su tutt’altro versante. Uscendo qualche tifoso amico di Arbore, ma anche suo, gli ha sussurrato: «Mi raccomando, Vincenzo, fai tante volte l’aeroplanino!».
Scontri. Bella la tradizione del sempre piacevole Marotta in una trasmissione televisiva: «Il derby è un po’ la nostra Coppa dei campioni». E a questa «Champions League» la città è pronta. E sono pronti soprattutto gli uomini dello spettacolo. Dalla parte blucerchiata sicuramente Paolo Villaggio (che ha provato i brividi televisivi accanto a Simona Ventura) sarà della partita, Dado Tedeschi immancabile amico di Garrone, Vittorio De Scalzi (dopo il successo alla «Notte bianca», spera in una magica «notte blucerchiata»). Purtroppo mancherà, per la prima volta, l’indimenticabile Bruno Lauzi. Forse arriverà, ma all’ultimo (insieme alla sua amica Littizzetto?) Fabio Fazio e chiederà al suo presidente: «Che tempo fa... a questa Samp?».
Sul versante rossoblù, fremono Carlo Repetti direttore dello Stabile e soprattutto Marco Sciaccaluga, immancabile Francesco Baccini, naturalmente i «Soggetti Smarriti») (ma sono più smarriti loro o il Genoa?). Chissà che non arrivino anche i «Ricchi e poveri». Sicuramente scatenati Enrique Balbotin e il suo inseparabile Ceccon e, dal Brasile, Nicola Siri diventato attore principale delle telenovele di Rio. Balbotin sarà, prossimamente, testimonial di un progetto legato all’accoglienza turistica della nostra Regione: ha stravolto, ma convinto, l’assessore un po’ frastornata (quando lo ha ascoltato) Margherita Bozzano. Balbotin, insieme a Fabrizio Casalino e a Ceccon costituirà il gruppo dei «boys dell’accoglienza». Ma la sua battuta sul derby è questa: «Son certo che l’accoglienza che faranno i tifosi genoani ai loro beniamini, non sarà come la mia ...torta di riso...». Già.
Intanto, in questa vigilia, Enrique ha avuto l’incarico da Simona Ventura di «sentire» il polso dei tifosi rossoblucerchiati: il suo servizio andrà in onda, oggi, in «Quelli che il calcio...». Ha portato alla casa di Colombo Claudio Onofri e Attilio Lombardo. Battute su battute. L’unico interrogativo rimasto: «Ma Colombo era genoano o sampdoriano?».