Coltiveremo gli asparagi su Marte

Questa è una storia del Pianeta Rosso, dove la fantascienza ci ha sempre raccontato che vivono omini verdi e dove la scienza ci racconta oggi che potrebbero crescere ottimi asparagi. Che, naturalmente, sono violetti.
Eppure, giuro. Nonostante Marte sia Rosso, i marziani verdi e gli asparagi violetti, questo non è quello che generalmente si chiama un «articolo di colore». Anzi, ci sono tutti i bollini di serietà degli scienziati della Nasa, una sorta di certificato Dop dello spazio. I cervelloni dell’ente spaziale hanno inviato una sonda a prelevare del terreno su Marte e l’hanno analizzato con tutti i crismi del caso, scoprendo che le piante a cui piace il suolo alcalino - primi fra tutti gli asparagi, ma anche carciofi, pomodori o rughetta - potrebbero crescere rapidamente sul suolo del pianeta, oggi freddo e asciutto e bombardato da raggi ultravioletti che rendono la vita impossibile, se solo trovassero acqua e aria.
La compatibilità di Marte con la vita - non ancora la vita umana o degli omini verdi, certo, ma pur sempre vita - è certificata anche dalla somiglianza dei campioni prelevati dalla superficie marziana con quelli del Polo Sud, qualcosa che Samuel Kounaves, il professorone della Tufts University che sta conducendo le analisi, definisce «molto eccitante per noi». Qualcuno si eccita con le luci rosse, ai prof della Nasa sembra più eccitante il Pianeta Rosso. E c’è già chi pensa al possibile uso degli asparagi coltivati su Marte. Ad esempio, potrebbe cucinarli Alain Ducasse, il secondo chef per numero di stelle Michelin (quattordici!) al mondo, il cui cavallo di battaglia sono proprio «asparagi arrostiti al parmigiano, con stufato di spugnole nature e uovo in camicia». Se li ordinate al ristorante, i prezzi sono già stellari. Ma, in caso di asparagi marziani, quantomeno la parola «prezzi stellari» prenderebbe un nuovo sapore.
Resta un dubbio. Come verranno catalogati gli asparagi di Marte dai burocrati di Bruxelles? Il regolamento numero 2377 del 1999, ad esempio, dice che «l’asparago extra non deve mai essere più corto di dodici centimetri», che «il taglio di base è il più perpendicolare possibile all’asse longitudinale» e che, nei mazzi, «la differenza in lunghezza fra l’asparago più grosso e quello più piccolo non dovrà mai superare gli otto millimetri». Se questa robaccia arriva in mano ai marziani, altro che E.T. che vuole telefonare a casa. Se scoprono l’esistenza dell’Unione Europea e delle sue assurde direttive, scoppia la guerra dei mondi.
Massimiliano Lussana