Commando assale portavalori, ucciso vigilante

da Reggio Calabria

Aveva 31 anni, era padre di una bimba di due, ed era appena rientrato dalle ferie Luigi Rende, guardia giurata, rimasto ucciso ieri mattina a Reggio Calabria durante una tentata rapina a un furgone portavalori. Quattro gli assalitori, tutti armati, ad attendere il blindato vicino all'ufficio postale situato nei pressi dello stadio Granillo. Altri due complici attendevano pronti per la fuga. Sono stati istanti di terrore, con scene da Far West: gli «sceriffi» hanno reagito aprendo il fuoco. Bilancio: tre banditi feriti e il vigilante rimasto senza vita sull’asfalto.
Sul posto è subito intervenuta la polizia che è riuscita a fermare quattro malviventi. Altri due sono stati bloccati qualche ora più tardi.
I sei avevano pianificato da alcuni giorni l’assalto al furgone blindato della Sicurtrasport (che a bordo aveva valori per 110.000 euro, 80.000 dei quali erano destinati a uffici postali) e nella serata di martedì hanno portato nei pressi della struttura postale di via Ecce Homo una delle auto usate per il colpo, una Fiat Uno, parcheggiandola davanti al bancomat. La vettura, ieri mattina, è stata sostituita da un furgone Fiat Doblò al cui interno si sono nascosti alcuni dei banditi che sono entrati in azione non appena il portavalori si è fermato per depositare nella cassa blindata un sacchetto contenente 80 mila euro. A quel punto la guardia giurata che sedeva al posto di guida del furgone ha reagito. I banditi hanno sparato e Luigi Rende ha risposto al fuoco ferendo tre malviventi; poi è stato ucciso dai proiettili partiti dalla pistola di uno dei rapinatori. L'intera scena è stata registrata dalle telecamere a circuito chiuso dell'ufficio postale.
Gli arrestati sono i fratelli Giovambattista e Santo Familiari, di 32 e 38 anni, membri dell’omonima cosca di Melito Porto Salvo; i fratelli Giuseppe e Domenico Antonio Papalia, Marco Marino e Francesco Gullì, tutti già noti alle forze dell'ordine per rapine compiute in passato: si tratta di specialisti degli assalti ai blindati.
Dura, quasi rabbiosa, la reazione del Sindacato autonomo vigilanza privata, che per bocca del suo segretario, Vincenzo Del Vicario, critica duramente «il lassismo del Viminale»: «Con un'attenta analisi, che è il miglior modo per rendere omaggio alla memoria del collega ucciso dai banditi - afferma Del Vicario - si potrebbe facilmente individuare nell'eccessivo e compiacente lassismo delle circolari del ministero dell'Interno una delle cause dei «gravi incidenti» che toccano alle guardie giurate». Il sindacato è convinto che «ci sia sottovalutazione del fenomeno delle rapine ai portavalori e che le 36 vittime degli ultimi dieci anni dovrebbero indurre a prudenza, mentre invece, per compiacere le strategie di contenimento dei costi e del personale, il ministero dell'Interno ha consentito che i furgoni portavalori potessero viaggiare in assoluta deficienza di personale e dotazioni di sicurezza».