Il commento Prima arriva il federalismo e meglio è per tutti

Sono 545 i Comuni italiani che vogliono staccarsi dal Piemonte, dalla Lombardia e dal Veneto e annettersi alle Regioni più ricche con le quali il proprio territorio confina, la Valle d’Aosta, il Trentino-Alto Adige, il Friuli-Venezia Giulia. Ad oggi sono già dieci i Comuni che chiedono ufficialmente il Referendum di secessione e altri dieci Comuni li seguiranno entro un mese.
I sindaci di questi Comuni non possono più sopportare l’esodo di cittadini che in numero crescente decidono di spostarsi in quelle Regioni più ricche di quelle di origine.
Bisognerebbe far parlare i sindaci di questi Comuni con quei politici gonfi di retorica che quando si parla di Federalismo non considerano le condizioni reali, come quelle di questi sindaci, ma si producono in elogi del solidarismo, della solidarietà fra Regioni e del valore del Sud come se esistesse in natura un altro modo per favorire lo sviluppo che non sia quello di accentuare le responsabilità dei popoli che vogliono lo sviluppo e non quello di allentare quelle responsabilità in cambio di soldi. C’è anche un’associazione che raduna questi comuni e si chiama Asscomiconf che vuol dire Associazione dei Comuni di confine con le Regioni e le Province autonome e dei Comuni Frontalieri con la Svizzera. Una cosa che più semplice non si può, comunque nomi a parte questa associazione è presieduta da Marco Scalvini che riferendosi alle Regioni ricche ha detto «oltre quel confine c’è la giusta risposta con contributi per le prime case, le ristrutturazioni, le aziende e le imprese, si pagano meno tasse e dagli stipendi più alti con servizi sociali e pubblici garantiti e gratuiti. Di là c’è l’America e di qua l’Argentina. A noi rimane solo l’onore di chiudere gli asili, le biblioteche, le scuole, vedere il lento invecchiamento delle nostre genti e veder l’abbandono del territorio subendo un impoverimento economico per la fuga delle partite Iva».
Scalvini, che presiede l’associazione con il nome più lungo del mondo, non ha fatto un discorso ideologico, ha semplicemente descritto la realtà, ciò che succede in questi Comuni. In altre parole la secessione dai Comuni di origine e l’annessione ai Comuni più ricchi delle Regioni autonome i cittadini e le partite Iva la fanno già da loro. L’esodo non è una previsione, è la registrazione di un fatto.
Si può ovviamente discutere sulla giustezza o meno di questa richiesta dei sindaci ma certamente è difficile discutere la scelta libera e legittima, nonché legale, dei cittadini che si spostano in altri territori perché li ritengono più convenienti. Che male c’è? Dov’è l’errore? Quali argomenti se non quelli di una convenienza alternativa e migliore possono essere addotti per convincere questi cittadini a rimanere dove sono?
Speriamo che di fronte a questa iniziativa dei sindaci, ovviamente discutibile, non si levino i soliti cori retorici che giudicheranno questi sindaci come trogloditi, insensibili alle ragioni del diritto e magari anche dell’unità nazionale. La risposta a questo tipo di problemi si chiama Federalismo. Anch’esso discutibile, per carità, finché si vuole. Ma la filosofia del Federalismo che premia le Regioni virtuose lasciando ad esse buona parte di ciò che esse producono, anche in termini di gettito fiscale, non è solo una prospettiva retta dal punto di vista della giustizia ma è anche giusta in termini di responsabilizzazione di tutte le Regioni perché si adoperino a fare politiche efficienti e meno costose.
Se un cittadino lascia la propria città di origine per un’altra certamente ha raggiunto un livello di consapevolezza dell’inefficienza dei propri territori da portarlo a compiere una scelta radicale. La politica non può prima di tutto condannare le scelte, deve prima di tutto capirle.