Commento Il dietrofront di Sartori Sull’eolico ora la pensa come noi

Anche quest'anno eccolo là, in prima pagina, prima colonna, il titolo di ogni Ferragosto: Collasso ecologico, di Giovanni Sartori. Il quale deve aver imparato la lezione dello scorso anno e studiato di più: a differenza che negli anni passati, quando non poneva domande ma sbroccolava affermazioni, quest'anno ha esordito chiedendosi se sia «proprio vero che il clima sta cambiando». E si è risposto «Io credo di sì». Crede. (Parentesi per il lettore novizio: va da sé che qui si tratta di cambiamento climatico per colpa dell'uomo, giacché, altrimenti, il clima del pianeta è stato sempre mutevole, da quando il pianeta esiste). Ma perché Sartori crede di sì anziché di no? Perché, dice, sono migliaia gli scienziati che credono di sì; che però, aggiunge il politologo, «s'intende che possono sbagliarsi». Vivaddio. La rivoluzione sartoriana non è finita: «l'energia prodotta dal vento è largamente un imbroglio», scrive nero su bianco. La cosa ci fa andare in visibilio perché ora sappiamo con certezza che il grande politologo ci tiene d'occhio: solo noi, di tutti gli organi di informazione italiani, scriviamo, e da 10 anni, che l'eolico è un imbroglio. (Diciamo lo stesso del fotovoltaico, ma date tempo al tempo, ché quello di reazione dei politologi, e dei politici, è quel che è). E infine: come conciliare le previsioni catastrofiste col fatto che esse non ci informano di quando avverrebbe la presunta catastrofe?, si chiede il Nostro? «Non lo so», risponde. Lui non-lo-sa e noi, di nuovo: vivaddio. Non deve essere stato facile ammettere di aver pontificato invano in tutti i Ferragosti precedenti. Quando sapeva tutto.
Ma cosa invece sa, Sartori? Da quanto sopra ci attenderemmo la consapevolezza della inconsistenza di quanto da egli paventato e lamentato ogni Ferragosto degli anni passati. Invece, anche questo Ferragosto: «non hanno precedenti i boschi (ad esempio quelli in Russia) che bruciano spontaneamente per colpa del surriscaldamento del pianeta, i governi non fanno nulla per creare un'opinione verde, e nulla fanno per evitare il collasso ecologico di un pianeta che è invivibile».
Imbastire una lezione sulla reazione di combustione è fuori luogo. Però inviterei Sartori a prendere un ramo secco quanto vuole, metterlo in una stufa secca quanto vuole e alla temperatura di 50 gradi (superiore quindi alla temperatura dei boschi russi prima che cominciassero a bruciare), e attendere che il legno prenda spontaneamente fuoco. Buona attesa. A meno che non consideri «spontanea» anche la combustione innescata, per esempio, dalla scarica elettrica di un fulmine: in questo caso, però, di «precedenti» ce ne sarebbero fin nella notte dei tempi, e l'unica cosa senza precedenti è la televisione che ci trasmette le immagini. Quanto ai governi, sembra che Sartori viva sulla Luna, visto che il lavaggio verde dei cervelli è il segno distintivo della nostra generazione. Proprio in tema di clima. Hanno istituito l'Ipcc. Gli hanno dato il premio Nobel. Hanno istituito la giornata della Terra. Non fanno che riunirsi, accompagnati da squilli di trombe e rulli di tamburi, in tutti gli angoli del globo terracqueo. Quella di Copenhagen dello scorso dicembre era la Cop15, cioè la 15ma riunione (e anche il 15mo fallimento).
Forse sono proprio i fallimenti ciò che Sartori vorrebbe denunciare. Già: «nulla fanno i governi per evitare il collasso ecologico», ha scritto. Gli domandiamo: che cosa esattamente dovrebbero fare? Ce lo dica, professore, altrimenti a tromboneggiare saremmo buoni tutti. Esattamente, però, professore, non chiacchiere. Lo scorso Ferragosto lei elogiava Obama perché - a differenza di Bush che non aveva sottoscritto il protocollo di Kyoto - aveva detto che avrebbe ridotto le emissioni dell'80% entro il 2050. Ma tra il dire e il fare, sa anche lei cosa ci sta, professore. La verità è che anche Obama non ha sottoscritto Kyoto (che chiederebbe all'America riduzioni dell'8%). E sa perché? Perché l'America non può permettersi riduzioni di emissioni neanche dello 0.8%. Le uniche riduzioni occorse sono quelle conseguenti alla recessione economica con relativa perdita di posti di lavoro a decine di migliaia.
Ma siamo veramente al collasso ecologico e il pianeta è invivibile? Si guardi allo specchio professore: se il pianeta fosse invivibile, com'è che lei è vissuto, alla grande, fino alla rispettabile età, che mi azzardo a valutare superiore ai 70 anni? E se fosse superiore agli 80, complimenti: li porta magnificamente. Lei e le centinaia di milioni come lei siete la prova provata che il mondo è invece vivibilissimo. Quello ecologico, professore, non è il problema del mondo. Anzi, non è neanche un problema del mondo. Provi a chiederlo a quelli per i quali vivere è un problema, provi a chieder loro se è l'ecologia il loro problema.