Commento La solita filosofia del salasso

Chi non può starci per più di una giornata (almeno) non è fatto per la montagna. Basta con il «turismo di rapina» (l'espressione è stata usata da un sindaco del Trentino), di questi poveracci che possono permettersi solo un giorno di vette la «montagna non ha più bisogno», non fanno la differenza di redditività. Straccioni che non sono altro, stiano a casa. Si comprino dei documentari di Folco Quilici ,un condizionatore, una birra gelata alla Fantozzi e le montagne se le guardino a casa loro.
Se vogliono fare il pic-nic guardando le montagne devono pagare, se no non c'è bisogno di loro. Altrimenti il pic-nic possono sempre farlo nell’autogrill, magari in tratti che attraversino le montagne o che anche solo le lambiscano. Alla fine se sono poveri le montagne non fanno per loro.
Certi rifugi si raggiungono a pagamento: una volta si pagava solo il rifugio, ora anche la strada per arrivarci. Certe montagne in Cadore si vedono a pagamento. Tra un po' venderanno anche l'aria delle Dolomiti in bottiglia o, sempre per i più facoltosi, direttamente in bombole.
Che vuol dire che la montagna non ha più bisogno di questi poveracci? Ma stiamo scherzando? Sono i cittadini che hanno bisogno della montagna e se ci possono andare per un giorno che cosa diamine devono fare? Un mutuo per starci di più? Ma che modo di ragionare è? Anche al terzo stato, prima della Rivoluzione francese veniva concesso di visitare le città abitate dal clero e dalla nobiltà.
Comunque, lasciando da parte le considerazioni legate alle politiche del Trentino Alto Adige e dei suoi comuni c'è una considerazione più generale sulla mentalità che sta dietro a questi provvedimenti e che è più preoccupante dei provvedimenti stessi. È un vecchio vizio italiano che evidentemente non salva neanche il Trentino. Si pensa che sia bene che lo Stato, o gli enti locali a seconda dei casi, carichino i cittadini, in questo caso anche turisti o villeggianti, di vari tipi di gabelle da pagare perché hanno bisogno di soldi per poter spendere e fare le cose che devono fare. Così se ci sono dei turisti o dei villeggianti pensano bene di spennarli in vari modi. Del resto se quei cittadini decidono di andare in quei luoghi non hanno alternativa: o pagano o quei luoghi se li scordano.
Sempre la solita mentalità, come si diceva poco sopra. Sempre il vecchio strumento delle tasse. Chiamatele come volete ma sempre qui si va a finire. Arrivano i cittadini per solo un giorno? Probabilmente quei cittadini arrivano solo per un giorno per questioni di tipo economico? Non portano assai reddito? Strozziamoli così li mandiamo via e non tornano più. L'asfissia fiscale come regolatore dei flussi di turismo, a nostra conoscenza, non l'aveva ancora teorizzata ancora nessuno. O meglio, c'aveva provato il l’ex governatore della Sardegna Soru con i natanti dei miliardari e dopo non molto dovette fare marcia indietro perché sotto il palazzo della regione non c'erano i miliardari ma i sardi che protestavano perché nei porti della Sardegna non si fermava più nessuno. In quel caso i ricchi poterono reagire. In questo caso, il pic-nic a pagamento, questi cittadini non possono neanche reagire perché spesso le condizioni economiche non brillanti sono una vera e propria gabbia.
Almeno fino a ieri dalla gabbia si poteva uscire per andare una giornata a godersi uno spettacolo meraviglioso, pranzando al sacco e tornando a casa felici.
Non sarebbe il caso di ripensarci? Con questi quattro soldi tolti a chi ne ha già pochi cosa si risolve? Nulla. Si peggiora solo la qualità della vita a un po' di gente.