Il Comune chiama il rabdomante e lui risolve il problema siccità

L’entroterra della città ligure era rimasto a secco. Il sensitivo ha scoperto due nuove fonti: 250 famiglie ora possono tornare a bere e a lavarsi

Federico Marchi

da Sanremo

Se 250 famiglie che vivono nell'entroterra di Sanremo troveranno nuovamente l'acqua che fuoriesce dai loro rubinetti, fino ad oggi a secco, lo dovranno solo a un rabdomante e non a studi, progetti o consulenze di professionisti. È infatti grazie solo alla sensibilità e all'intuito di Renato Labolani che le frazioni di San Romolo, Borello e Bevino risolveranno la crisi idrica che si presenta puntuale ogni anno. Una siccità che negli ultimi anni ha costretto a continui e costosi rifornimenti idrici con le autobotti dei vigili del fuoco.
Per cercare di risolvere la situazione il comune di Sanremo e l'Amaie, la società pubblica che si occupa dell'erogazione di acqua nel comprensorio, hanno studiato in passato progetti faraonici e inattuabili con strutture a sollevamento o deviazioni da altri acquedotti come quello della Tenarda. La soluzione invece era molto più semplice e immediata, con l'incarico al rabdomante che, dopo tre giorni di perlustrazione attrezzato di un pendolo tra i boschi di San Romolo, è riuscito a trovare due vene di acqua stabilendone anche la profondità e la portata. È quindi bastato seguirle e trovare il punto di congiunzione per realizzare due pozzi capaci ora di erogare fino a 120 metri cubi di acqua ogni giorno. «È una capacità che ho da circa 20 anni - ha detto Renato Labolani -. Ho capito le mie potenzialità quando ho iniziato a percepire alcune scariche elettriche sulla punta delle mani, ogni volta che mi trovavo in prossimità di acqua.
Con impegno, esperienza e l'aiuto di un pendolo o del classico bastone a Y i miei calcoli oggi hanno un margine di errore del solo 10-20%. Quando eseguo una ricerca il pendolo è per me come un libro, io domando e lui risponde, tutto dipende da come oscilla». Sembra fantascienza ma invece è tutto vero, e lo sanno bene le 250 famiglie che oggi devono ringraziare non il comune ma un rabdomante. I due pozzi che sono stati trovati si trovano uno a 50 metri di profondità e l'altro a 190, esattamente come Labolani aveva previsto. Il rabdomante era stato chiamato da un tecnico «Dammi una mano che voglio fare bella figura», aveva detto e lui ha accettato. «Grazie alla mia sensibilità - prosegue il rabdomante - riesco anche a percepire la profondità e la portata, dati che poi sono sempre suffragati dalla successiva trivellazione. Sono spesso contattato da privati cui magari si sono seccate fontane o piccole sorgenti nelle campagne.
Raramente invece si rivolgono a me le amministrazioni pubbliche che poi, puntualmente, devono razionare l'acqua per i propri abitanti. Alcune volte ho presentato proposte a qualche comune in difficoltà, ma mi sono visto ridere in faccia». Labolani vive ad Apricale, nell'entroterra di Ventimiglia, dove ha trovato una sorgente d'acqua in ognuna delle sue quattro campagne. È anche fornito di un biglietto da visita in cui si legge «Rabdomante, fontaniere e sensitivo. Localizza vene acquifere. Rileva nodi geopatogeni». Un'attività particolare e insolita, ma come reagisce la gente quando Labolani svela il proprio mestiere ? «I primi anni ero indicato come uno stregone - risponde con un sorriso - poi la gente ha iniziato anche ad avere paura di me. Oggi però vengo considerato come una persona spesso utile, il presidente di Confagricoltura di Imperia ha addirittura detto che, con questi continui allarmi siccità, diventerò l'uomo più famoso della provincia. Il problema è che in questo ambiente ci sono molti ciarlatani che screditano chi opera bene. Uno dei miei obiettivi è quello di trovare persone disposte a imparare questa capacità, che può essere appresa da chiunque, basta un po' di esercizio». Provare per credere.