Comunismo e Nazismo: in Polonia sono illegali

Svolta a Varsavia. Il Parlamento approva a grande maggioranza la modifica del codice penale: i nostalgici adesso rischiano il carcere. Anche cantare inni come l'Internazionale e Bandiera Rossa sarà vietato

Compagni dietrofront. Se progettate un viaggio della nostalgia sui sentieri dell'Europa ex comunista bloccate tutto. O almeno rivedete rotta e bagagli. Eh sì, perché in Polonia per voi appassionati di collanine con falce e martello, magliette con la foto del Che e santini di Lenin rischia di essere assai dura. O meglio assai lunga. Dopo la firma del presidente Lech Kaczynski al progetto di legge approvato dal Senato, i ricordi del vostro amato passato rischiano di costarvi due anni di galera. Per voi, lo sappiamo, sono oggetti del cuore, romantici souvenir di una fede mai cancellata, simboli di una passione mai sopita. Andatelo a raccontare ai polacchi. È gente semplice, prigioniera delle apparenze, legata al passato. Gente umorale, pronta ancora a indignarsi per l'eliminazione di quei 21.857 ufficiali dell'esercito polacco sterminati con un colpo alla nuca nella foresta di Katyn su ordine dell'Unione sovietica di Beria e Stalin. Gente suscettibile che ripensando ai successivi 49 anni passati a osannare i simboli da voi tanto venerati non si dà pace. Così pur di regolar i conti con passato e sentimenti non hanno esitato a modificare l'articolo 256 del codice penale dedicato all'incitamento all'odio. La nuova versione, affidata alla penna del ministro per la parificazione Elzbieta Radziszewska, mette fuori legge «la produzione, la distribuzione, la vendita, il possesso... la stampa, la registrazione e altre rappresentazioni di simboli del comunismo, del fascismo o del totalitarismo». Dunque attenzione, anche canticchiare l'Internazionale o Bandiera rossa dopo una serata a colpi di vodka Wiborowa rischia di farvi risvegliare in carcere.
In verità, cari compagni, c'è poco da scherzare. O almeno non intendono farlo i polacchi. Nella scrittura di quel nuovo provvedimento di legge, affidato non a caso al ministro della Parificazione, c'è tutto il senso di una legge che punta a riequilibrare opere e omissioni della storia europea. Una storia sempre pronta a condannare con sacrosanta indignazione gli orrori del nazismo, ma a concedere acquiescente, romantica, indulgenza a massacri e stragi perpetrate nel nome del comunismo. La nuova legge votata dal Parlamento infila il dito in questa piaga purulenta, fa luce sulla diffusa sperequazione che trasforma in reprobo chi esibisce svastiche e memorabilia hitleriane mentre eleva al rango di simpatico e orgoglioso idealista chi continua a inneggiare ai simboli dello stalinismo. In Polonia, nonostante milioni di cittadini abbiano in passato aderito al partito con la P maiuscola, pochi sono ancora disposti ad accettare la sottile discriminazione tanto cara agli intellettuali della «gauche caviar» di Roma e Parigi. «Il comunismo è stato un sistema terribile, un regime assassino costato la vita a milioni di persone, i regimi comunisti non erano per nulla diversi dal nazionalsocialismo e dunque non c'è ragione di riservare trattamenti diversi ai simboli dei due sistemi» - ricorda lo storico polacco Wojciech Roszkowski. Il parlamento non ha fatto altro che elevare al rango di legge questa interpretazione. La nuova bozza è stata votata a grande maggioranza sia dai deputati della Piattaforma civica, attuale formazione di governo, sia dall'opposizione di Legge e giustizia, il partito del presidente Kaczynski guidato oggi dal fratello gemello Jaroslaw.
«Grazie a questa legge - spiega Jarolaw - i simboli del comunismo sono equiparati ai simboli del genocidio e non hanno più diritto d'esistere». Per non sbagliare il ministro degli Esteri Radoslav Sikorski suggerisce di radere al suolo anche il Palazzo della scienza e cultura, grattacielo di Varsavia donato da Stalin ai polacchi. «Quella demolizione - assicura Sikorski - sarà per la Polonia l'equivalente della caduta del muro di Berlino».