«Alla comunità degli ecuadoriani chiediamo di isolare i violenti»

Le vicende di questi ultimi mesi, con atti di grave violenza, ci dicono chiaramente che a Genova esiste, nella comunità ecuadoriana, un problema che coinvolge le fasce giovani.
Ragazzi sudamericani che spesso dedicano le loro serate all’alcool.
Non solo: spesso l’accoppiata alcool, sesso e branco risulta essere un humus perfetto e micidiale sui cui nascono episodi di violenza sessuale e di stupro di gruppo.
Ora, far finta di niente non serve, anzi peggiora le cose. Al contrario occorre avere il coraggio e chiedere alla comunità ecuadoriana di guardare al proprio interno e affrontare la gioventù violenta con rigore, ma si devono altresì prevenire questi episodi.
Come? In primis con le famiglie, purtroppo non sempre all’altezza, ma anche con i servizi sociali del Comune di Genova che dovrebbero pensare all’istituzione di corsi-percorsi finalizzati a prevenire alcolismo, comportamenti sessuali violenti, a educare i giovani ad una maggiore consapevolezza e conoscenza della propria sessualità.
La comunità ecuadoriana genovese ha dentro di sé molte positività, ma gli episodi negativi che coinvolgono suoi membri sono in crescita e sembrano figli di condotte di vita senza regole, che alla fine rischiano di oscurare tutte quelle persone che conducono esistenze dedite alla famiglia e al lavoro.
Questi fatti inevitabilmente rischiano di creare una frattura insanabile tra genovesi e ecuadoriani.
Ebbene, faccio un appello agli amici ecuadoriani: prima che la frattura diventi insanabile cercate di isolare i violenti.
E invio un altro appello al sindaco della città, Marta Vincenzi: ragioniamo insieme per capire cosa fare per combattere un disagio giovanile – che riguarda anche gli adolescenti genovesi, non immuni da episodi di violenza e disagio - sempre più spesso sconfinante nel codice penale.
Non possiamo girare la faccia dall’altra parte.
*Consigliere Comunale
Forza Italia Genova