Comunque vada a finire Berlusconi è pronto a rilanciare il partito

La mossa del Cavaliere: convocare gli "stati generali" per dare una scossa al Pdl. In molti chiedono che la politica economica del governo sia frutto di scelte condivise: una sorta di cabina di regia

Roma - Due giorni a Villa Certosa per iniziare a metabolizzare quella che oggi pomeriggio potrebbe trasformarsi in una vera e propria batosta. Silvio Berlusconi, infatti, è ben consapevole che Milano e Napoli sono a rischio e che una doppia sconfitta potrebbe dare il là a uno tsunami di dimensioni bibliche, pronto ad abbattersi non solo sulla maggioranza di governo ma anche sul partito. Lo sa e non lo nasconde nelle sue conversazioni private del fine settimana durante le quali confida a più di un interlocutore l’intenzione di aprire un nuovo corso del Pdl.
E se nel partito è da giorni che si discute su come cambiare marcia (è di ieri la proposta di Franco Frattini di creare un direttorio che rappresenti tutte le anime del Pdl), il Cavaliere sarebbe arrivato alla conclusione che la strada migliore è quella di dare il via agli Stati generali del Pdl. Una sorta di grande assise degli eletti - dai parlamentari fino a tutti i consiglieri comunali - da tenersi prima dell’estate per dare il via al confronto interno. Un modo per iniziare il percorso congressuale, appuntamento questo non certo dietro l’angolo. Non solo perché l’estate è alle porte ma anche perché un momento politicamente così importante deve necessariamente essere preparato con cura senza rischiare di essere l’ennesimo elemento di tensione all’interno di una maggioranza che già non gode di buonissima salute.
Ecco il perché degli Stati generali. Un appuntamento che segnerebbe un primo elemento di discontinuità e che darebbe alle varie correnti interne la possibilità di organizzarsi e confrontarsi. Anche perché a breve il Cavaliere pare non abbia intenzione di rivoluzionare il partito e, anche se i ballottaggi dovessero andare male, Denis Verdini e Ignazio La Russa dovrebbero restare ai vertici di via dell’Umiltà (diversa la condizione di Sandro Bondi che da tempo ha deciso di restare un passo indietro gli altri due triumviri). Una loro sostituzione, soprattutto quella del ministro della Difesa, aprirebbe infatti altre crepe in una maggioranza già alle prese con le beghe dei Responsabili e che nei prossimi giorni dovrà ritrovarsi compatta nel voto su quella pseudo-verifica chiesta settimane fa da Giorgio Napolitano.
La disputa interna al Pdl, dunque, sarà certamente un tema caldo dei prossimi giorni. Già ieri, infatti, La Russa ha sostanzialmente bocciato la proposta Frattini, poco gradita anche ad Osvaldo Napoli, vicepresidente dei deputati del Pdl solitamente in sintonia con il Cavaliere. Ma sul tavolo dell’ufficio di presidenza del partito che si terrà domani sera a urne chiuse a Palazzo Grazioli c’è soprattutto il governo. Perché, spiega il vicepresidente dei senatori Gaetano Quagliariello, «il partito è come l’intendenza» e dunque «segue». La priorità, insomma, è rilanciare l’azione di governo per restare in sella i prossimi due anni.
A partire dall’economia e aprendo un confronto serio con Giulio Tremonti. «Non conflittuale ma costruttivo», spiega un dirigente di peso del Pdl. Perché il titolare di via XX Settembre «è sulla nostra stessa barca». D’altra parte, il flop della Lega pare sia dovuto anche agli scarsi risultati ottenuti sul fronte fiscale nonostante il Carroccio vanti da sempre un rapporto privilegiato con Tremonti. Il quale, spiegano off record moltissimi esponenti pidiellini, «deve decidere da che parte stare e parlare chiaro». Non è il momento di aprire fronti con Tremonti, dunque. Anche se nel Pdl sono in molti a chiedere che la politica economica del governo sia frutto di scelte condivise. E che ci sia un momento in cui discutere queste scelte. Non sarà una cabina di regia ma poco ci manca.
Si vedrà. Anche a seconda di come finiranno i ballottaggi. Che il Cavaliere seguirà da Bucarest dopo è atteso in tarda mattinata per una visita di Stato che si concluderà domani pomeriggio.