Concorrenza bancaria, il potere all’Antitrust

Fini ottimista su una rapida approvazione. Il testo potrebbe avere il via libera dal Senato prima di Natale

Gian Maria De Francesco

da Roma

Le competenze sulla concorrenza bancaria passeranno da Bankitalia all’Antitrust. È quanto prevede l’emendamento al ddl sul risparmio presentato dal governo che oggi sarà votato dalla Camera. In particolare, l’Authority attualmente guidata da Antonio Catricalà dovrà vigilare sugli aspetti relativi agli abusi di posizione dominante e alle intese restrittive della concorrenza. L’emendamento presentato dall’esecutivo cancella i commi della legge istitutiva dell’Antitrust che lasciavano queste prerogative a Via Nazionale. La banca centrale, comunque, conserverà, sempre insieme all’Autorità garante della concorrenza, la vigilanza sulle operazioni di fusioni e acquisizioni.
Per ben due volte il Parlamento aveva tentato di realizzare questo trasferimento di poteri, sia alla Camera sia al Senato, senza successo. Quest’ultimo potrebbe quindi rivelarsi il passaggio decisivo. Anche se il capogruppo della Lega Nord a Montecitorio, Massimo Polledri, ha invitato il presidente della Camera, Pier Ferdinando Casini, a pronunciarsi sull’ammissibilità dell’emendamento. Il ministro del Welfare, Roberto Maroni, ha assicurato comunque che il Carroccio voterà la fiducia «senza riserve».
Intanto, ieri la conferenza dei capigruppo della Camera ha stabilito l’ordine dei lavori della seduta odierna. Le tre questioni di fiducia richieste dal governo sugli emendamenti dovrebbero essere votate entro le 15.00 e dalle 18.00 l’assemblea darà il via al voto finale sulla riforma. Poi partirà la corsa contro il tempo per far sì che il testo possa diventare legge con l’approvazione del Senato prima di Natale.
La questione non è di poco conto, perché la nuova normativa oltre a limitare le competenze di Bankitalia fissa anche nuove regole per l’elezione del governatore delegando al presidente del Consiglio la proposta del candidato e mantenendo al presidente della Repubblica il potere di nomina con decreto. Il mandato del numero uno di Via Nazionale viene fissato in sei anni con una sola possibilità di rinnovo della carica interrompendo la tradizione dei governatori a vita. L’introduzione del principio della collegialità nelle decisioni del Direttorio dovrebbe far sì che la Bce dia parere favorevole all’emendamento dell’esecutivo. A questo proposito il vicecoordinatore di Forza Italia, Fabrizio Cicchitto, ha ricordato che con le nuove norme sulla Banca d’Italia presentate dal governo «c’è un’assunzione di responsabilità delle massime cariche dello Stato e, in questo modo, è assicurata la nomina di una personalità di alto profilo» difendendo le professionalità dell’istituto senza lottizzazioni.
L’approvazione del ddl entro domani è «un auspicio», ha detto il vicepresidente del Consiglio, Gianfranco Fini, ma «sono fiducioso che questo avvenga». L’esigenza di fare presto si deve, però, confrontare con le resistenze di coloro che intendono richiedere un’ulteriore pausa di riflessione. A partire da Romano Prodi, leader dell’Unione. «Il mandato del governatore - ha detto - può essere anche più lungo ma non rinnovabile» affinché sia indipendente dal potere politico. Il vicepresidente del Senato ed ex direttore generale di Bankitalia, Lamberto Dini, si è detto scettico su un approvazione in tempi brevi in quanto non c’è accordo sull’ammorbidimento delle pene per il reato di falso in bilancio. L’associazione di piccoli azionisti Conapa (che rappresenta anche i soci di Bnl) ha giudicato invece positivamente l’istituzione di una commissione per la tutela del risparmio a Palazzo Chigi.