Prima condanna e altri 11 fermi

da Berlino

Angela Merkel nei panni di Giovanna d'Arco a cavallo e nell'atto di agitare una bandiera dove al posto della croce gallica cara al pulzella d'Orleans c'è la scritta "Klimaschutz", difesa del clima. Così, in una caricatura, un giornale berlinese rappresenta la cancelliera alla vigilia del G8 per sottolineare i toni da crociata con cui ha intrapreso la battaglia per la difesa dell'ambiente, tema numero uno del vertice che si apre oggi ad Heiligendamm, nel Meclenburgo.
Un accostamento indovinato perché, in materia di lotta a tutto ciò che minaccia il clima del pianeta, la Merkel ha deciso di abbandonare le cautele diplomatiche e di indossare i panni della pasionaria ben sapendo quanto questo tema sia sentito dai suoi elettori. Una scelta che tradotta in pratica significa che lei, durante i negoziati del G8, continuerà a difendere a oltranza il suo piano per ridurre il surriscaldamento del pianeta nonostante la netta opposizione preannunciata dal suo principale interlocutore, il presidente statunitense George W. Bush.
Un piano ambizioso e dettagliato quello della Merkel. Prevede di ridurre entro il 2050 le emissioni di anidride carbonica prodotte dalle industrie del 50% rispetto al livello del 1990, di arrivare nel giro di 13 anni a una produzione di energia alternativa, cioè proveniente da fonti non inquinanti, pari al 20% del fabbisogno totale e di contenere entro 3,6 gradi Fahrenheit la crescita globale del pianeta. Le possibilità che il piano venga adottato integralmente o anche solo in parte sono praticamente nulle.
Per mesi e mesi gli sherpa americani e tedeschi incaricati di preparare il G8 di Heiligendamm hanno cercato un compromesso. Niente da fare e a nulla è servito un fitto scambio di lettere e telefonate tra la cancelleria e la Casa Bianca. Gli Stati Uniti, principali inquinatori del pianeta, non intendono accettare tetti alle emissioni di gas industriali per gli effetti negativi sull'economia e come alternativa al piano Merkel hanno proposto di aprire un negoziato allargato ai 15 Paesi più industrializzati per sviluppare nuove tecnologie capaci di neutralizzare i veleni sprigionati dalle industrie.
Ma senza tanti giri di parole Berlino ha fatto capire di considerare il piano un tentativo di aggirare il problema per evitare di prendere subito misure contro il surriscaldamento atmosferico. A Berlino si dà per scontato che Bush, giunto ieri sera ad Heiligendamm da Praga, quasi certamente non cambierà atteggiamento. Ma non per questo si parla di fallimento del vertice. La strategia messa a punto dai padroni di casa prevede che nel comunicato conclusivo, in mancanza di un accordo, vengano elencate le differenze emerse durante il dibattito in modo che sia chiaro l'impegno di ciascun Paese nella riduzione dei gas inquinanti.
Una strategia non priva di rischi perché interromperebbe il clima di luna di miele che si era creato tra Washington e Berlino dopo la fine della coalizione rossoverde e l'arrivo della Merkel. Ma in materia di lotta all'inquinamento, la cancelliera ha deciso di non cedere, di assumere il ruolo di difensora a oltranza dell'ambiente. Un ruolo estremamente redditizio sul piano interno. Più facile sarà l'accordo sull'altro grande tema sul tappeto: l'Africa. Gli sherpa hanno messo a punto un piano di aiuti e investimenti che sarà annunciato nei dettagli nel comunicato conclusivo.
Nessun accenno ci sarà invece sulle tensioni tra Putin e Bush per i missili americani in Polonia e nella Repubblica ceca perché, si fa presente a Berlino, si tratta di un tema bilaterale che non è in agenda. Ma sarà proprio questo, insieme ai contrasti ambientali, il tema che peserà di più sul G8 di Heiligendamm.