Confindustria positiva, la Cisl non esclude lo sciopero

Emiliano Farina

da Roma

«Il sì della Cisl al Dpef non c'è e non ci sarà senza prima aver chiarito come saranno spalmati i sacrifici chiesti dal governo». Il leader del sindacato confederale, Raffaele Bonanni, ribadisce la bocciatura del Documento di programmazione economica approvato l'altro ieri dal Consiglio dei ministri senza il voto del ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero (Rifondazione). La critica più pesante ai contenuti del documento è rivolta al ministro dell’Economia, l’altro ieri apostrofato con un «questo lo sa fare anche mio zio» e ogni giorno che passa sempre più indicato come il «nemico» del sindacato.
Il «no» al documento che anticipa la Finanziaria - confermato più volte nel corso della settimana - con cui Bonanni chiede alla maggioranza di rispettare la promessa di ripristino della concertazione e di «chiarire qual è il loro vero linguaggio». In particolare, il segretario generale della Cisl chiede una maggiore tutela per i ceti deboli. Un concetto, questo, che completa l’accusa a un ministro dell’Economia «poco propenso a far pagare il dovuto a quella parte di società che si è arricchita con le speculazioni e con le rendite», ossia di rivalersi su coloro che «hanno sempre pagato».
Se Bonanni non esclude la possibilità di proclamare uno sciopero contro il Dpef («ne stiamo discutendo, poi decideremo il da farsi», spiega), Luca Cordero di Montezemolo dice di condividere il provvedimento. «Sono d'accordo che si affronti il tema della riduzione della spesa - prosegue il presidente di Confindustria - soprattutto su quattro temi fondamentali: sanità, previdenza, trasferimenti agli enti locali e pubblica amministrazione. Mi auguro che per raggiungere l'obiettivo ci sia una convergenza di sforzi di tutti gli schieramenti politici». Poi Montezemolo trasferisce dalla sostanza alla forma eventuali critiche sui contenuti del provvedimento: «L’ho visto a grandi linee e bisogna interrogarsi sull’utilità di questo libro dei sogni che, almeno fino ad oggi, è stato il documento di programmazione economica». Maurizio Sacconi, ex sottosegretario al Welfare, affida la propria teoria a una metafora: «Ferrero e altri esponenti della sinistra radicale farebbero bene a rileggere ciò che qualcuno disse dei socialisti in occasione del primissimo centro-sinistra: all’inizio ti offrono il primo rospo su un piatto d’oro, poi te ne portano altri su un piatto d’argento e alla fine ti abitui ad andare al self service dei rospi. C’è il pericolo concreto - conclude Sacconi - che per soddisfare queste pulsioni il governo attui davvero quello stravolgimento della legge Biagi previsto nel testo del Dpef».
Secondo l’ex viceministro all’Economia, Giuseppe Vegas, il documento appena approvato prelude a una stangata e porterà a un aumento delle imposte camuffato da tagli alle spese. «Tale stangata arriverà in modo da non suscitare clamori e la stampa parlerà di tagli alle spese». Sarcastico Roberto Calderoli della Lega che, rifacendosi alla citazione filosofico di Kant posta in epigrafe del Dpef, sentenzia cartesianamente: «Stango ergo sum».