Consulta, un baluardo dei diritti

La prima Costituzione moderna è quella della Virginia (1776) dopo la ribellione all'Inghilterra: essa inizia con una Dichiarazione dei diritti dell'uomo. Così in Francia si ebbe la famosa Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino (1789) che conservarono tutte le Costituzioni degli anni seguenti. Negli Stati Uniti poi si ebbero i primi dieci emendamenti della Costituzione. Si tratta sempre di un complesso unitario di norme sempre a difesa dei diritti e delle libertà dell'uomo sempre premessa, salvo l'America, al testo costituzionale vero e proprio.
La nostra Costituzione invece nel primo articolo afferma che «L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro». Una semplice affermazione demagogica, suscettibile delle più diverse interpretazioni. Ad esempio Fausto Bertinotti all'atto del suo insediamento alla presidenza della Camera dei deputati ha parlato di classe operaia, seguendo Marx che la riteneva la «classe universale».
Altri hanno insistito sulla triplice sindacale. Ma è certo che molti cittadini sembrano esclusi.
All'articolo 2 la Costituzione detta: «La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell'uomo», ma quel che segue immediatamente: «sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità» confonde tutto. Incomprensibile: si mette insieme una realtà concreta (l'individuo) e una realtà astratta (le formazioni sociali) il cui contenuto è indecifrabile. Peggio ancora è quel che segue, quasi ci si vergogni di aver proclamato i diritti dell'individuo: la Repubblica «richiede l'adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale».
Troviamo solo più avanti alcuni articoli dedicati ai diritti (art. 13, 15-19), ma subito congelati nella loro vera funzione: c'è invece l'utilità sociale, i fini sociali, la funzione sociale, l'utilità generale (art. 41-43). Questo si spiega col fatto che la nostra Costituzione non è stata scritta da liberali e garantisti, ma da comunisti e cattolici, allora avversari del liberalismo.
Nella nostra Costituzione c'è però un organo garantista: è la Corte costituzionale (art. 134-137), la quale rende inefficaci tutte le norme in contrasto con la Costituzione e quindi salvaguarda i diritti dei cittadini. All’Assemblea costituente fu fermamente voluta dalla sinistra democratica (Partito Repubblicano e Partito d'Azione). Peccato che oggi il progetto di riforma costituzionale, sul quale dovremo votare il prossimo 25 giugno, alteri profondamente questa Corte costituzionale nella sua funzione di garantire i diritti del cittadino. Per cui io voterò «no», e le mie ragioni verranno argomentate in un prossimo articolo.
Nicola Matteucci