«La Consulta ha già sciolto il nodo: per lo scudo basta la legge ordinaria»

da Roma

«Se per lo scudo alle alte cariche dello Stato fosse stata necessaria una legge costituzionale la Consulta l’avrebbe affermato nella sentenza del 2004: così non è. Dunque, basta una legge ordinaria». Annibale Marini, ex presidente della Corte costituzionale era tra i suoi membri anche quando il Lodo Schifani fu bocciato e ora è tra i 36 costituzionalisti firmatari del documento a sostegno del disegno di legge del ministro della Giustizia, Alfano.
Però, altri 100 costituzionalisti lo considerano illegittimo.
«Io voglio far chiarezza su una questione preliminare, che è quella della legge costituzionale o ordinaria. La sentenza sul Lodo Schifani criticò singoli aspetti: disse che la sospensione dei processi doveva essere rinunciabile, che non poteva avere durata illimitata e altre osservazioni. Ma se il Lodo fosse stato incostituzionale perché formulato con legge ordinaria, la Corte avrebbe usato, almeno incidentalmente, una formula abituale: “A prescindere dai dubbi che solleva la forma adottata...”. Non l’ha fatto e questo vuol dire che la legge ordinaria è ritenuta adeguata».
Non può cambiare la giurisprudenza della Corte?
«No, almeno non in tempi così brevi. La sentenza è recente. Dopo 10, 20 anni, la linea può cambiare perché si modificano i presupposti sociali e ambientali, ma sarebbe inammissibile, gravissimo, che dopo poco tempo una sentenza ne smentisse una precedente».
Perché è così impensabile?
«C’è un bene, che è quello della certezza del diritto, che va tutelato. Si parla di “diritto vivente”, in questo caso. Proprio la Corte costituzionale e la Corte di Cassazione, con la costanza delle loro decisioni, dicono autorevolmente ai cittadini qual è la giusta interpretazione delle norme. Così, si evita il disorientamento e si assicura un’uniformità nell’applicazione della legge. Si insegna ai ragazzi ai primi anni di università. Non si può essere privi di bussola: se la Consulta dice una cosa, quella è».
Eppure, continuano le critiche di politici dell’opposizione e di giuristi al Lodo Alfano.
«Rispetto tutte le prese di posizione, ma nessuno può pensare di avere il “verbo”. Ci si può sbizzarrire nelle interpretazioni, ma dei punti fermi sono quelli già espressi dalla Consulta. Altre critiche si possono fare, le valutazioni politiche sono diverse e un confronto può anche migliorare la legge. Però insisto: dire che il Lodo Alfano è incostituzionale è un falso logico».
Si evoca anche il principio della ragionevole durata dei processi.
«In Italia normalmente i processi durano 10-15 anni, questo sì che viola quel principio. Non concordo con questo genere di osservazioni».
Nella nuova versione è stato eliminato, tra i beneficiari dell’immunità, il presidente della Consulta. Condivide?
«Era una delle osservazioni fatte nella sentenza dell’Alta Corte, perché la carica non è assimilabile alle altre. Mi pare opportuno aver fatto questa modifica, come le altre suggerite appunto nel 2004».
Si riparla di autorizzazione a procedere: lei come la pensa?
«È stata eliminata perché in passato se n’è fatto non un uso ma un abuso. L’istituto introdotto dalla Costituente non era mal costruito, ma è stato mal applicato. E ho qualche dubbio che anche in futuro possa funzionare bene, perché è facile che le assemblee scattino a difesa della corporazione».