«Il consumismo rende il mondo un deserto»

Nonostante il caldo torrido 200mila persone hanno assistito alla celebrazione

Andrea Tornielli

nostro inviato a Bari

Nel «deserto» del mondo contemporaneo segnato dal consumismo sfrenato e dall’indifferenza religiosa «non è facile vivere da cristiani»: l’eucarestia e il precetto festivo sono «un bisogno» per affrontare il cammino della vita. Lo ha detto Benedetto XVI, che ieri a Bari, concludendo il congresso eucaristico nazionale, ha ribadito la volontà di lavorare concretamente, con tutte le sue forze, per l’unità dei cristiani. Il Papa, come anticipato ieri dal Giornale, non ha neanche sfiorato nei suoi discorsi i temi della bioetica e del referendum, mentre si attende di conoscere se un velato accenno, magari sottoforma di sostegno all’azione dei vescovi italiani, sarà presente nel saluto che egli rivolgerà oggi a Roma all’assemblea generale della Cei.
È una domenica torrida e il sole cocente provoca malori a dozzine sulla spianata di Marisabella, al porto del capoluogo pugliese, dove duecentomila persone hanno assistito alla prima Messa celebrata fuori Roma dal nuovo Papa. Il palco, modellato sulle esigenze dello spettacolo della sera precedente, sembra un enorme forno a microonde e le varie impalcature per le luci non favoriscono certo la vista ai fedeli. Ratzinger arriva in elicottero alle 9.30, con puntualità tedesca e compie un giro della spianata usando per la prima volta la «papamobile» con i vetri. La liturgia è solenne e il Vangelo viene declamato in italiano e poi nella versione salmodiata in greco.
Nell’omelia, incentrata sul mistero eucaristico, il Papa ricorda i martiri di Abitene, i 49 cristiani tunisini che nel 304 contravvenendo agli ordini imperiali si riunirono per celebrare l’eucarestia e furono uccisi dopo che interrogati avevano detto: «Senza la domenica non possiamo vivere». «Neppure per noi – ha affermato Benedetto XVI – è facile vivere da cristiani. Da un punto di vista spirituale, il mondo in cui ci troviamo, segnato spesso dal consumismo sfrenato, dall’indifferenza religiosa, da un secolarismo chiuso alla trascendenza, può apparire un deserto non meno aspro di quello grande e spaventoso di cui ci ha parlato la prima lettura». Ma Papa Ratzinger non si ferma alla diagnosi pessimistica. Spiega invece che il Corpo di Cristo donato all’uomo ogni domenica nella Messa, nel precetto festivo, «non è semplicemente un dovere imposto dall’esterno», ma «è una gioia, un bisogno per il cristiano» che «può così trovare l’energia necessaria per il cammino da percorrere» anche in quest’epoca secolarizzata.
Anche oggi come ai tempi di Gesù, «si direbbe che la gente non voglia avere Dio così vicino, così alla mano, così partecipe delle sue vicende» da farsi addirittura cibo per entrare in comunione con l’uomo. «La gente vuole Dio grande e, in definitiva, piuttosto lontano da sé». Invece, afferma Ratzinger, aggiungendo una frase a braccio, «noi abbiamo bisogno di un Dio vicino, un Dio che si dà nelle nostre mani e che ci ama!».
Benedetto XVI ha quindi riaffermato con forza, tra gli applausi dei fedeli, il suo impegno ecumenico. Da «Bari, la città di San Nicola, terra di incontro e di dialogo con i cristiani dell’Oriente, vorrei ribadire la mia volontà di assumere come impegno fondamentale quello di lavorare con tutte le energie alla ricostituzione della piena e visibile unità di tutti i seguaci di Cristo». Il Papa dice di essere cosciente che i «buoni sentimenti» ma occorrono «gesti concreti che entrino negli animi e smuovano le coscienze» sollecitando ciascuno alla «conversione interiore». Una delle relazioni più significative del congresso barese era stata proprio quella sulle prospettive ecumeniche tenuta dal cardinale Kasper.
Al termine dell’omelia Ratzinger si asciuga la fronte imperlata dal sudore e quando deve distribuire la comunione lo fa sotto un ombrello bianco che lo ripara dal sole. È sereno, nonostante la fatica e il caldo: con questo viaggio ha inaugurato un nuovo stile, più sobrio ed essenziale rispetto a quello del predecessore. Ai lati del palco si sono viste le guardie svizzere in alta uniforme: era accaduto in passato soltanto in occasione della visita di Giovanni Paolo II a Berna, nel giugno 2004. Ad accogliere Benedetto XVI, in prima fila, c’erano i presidenti di Camera e Senato, Casini e Pera, e il ministro dell’Interno Pisanu, oltre al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola.
Durante il ritorno a Roma, Ratzinger ha acconsentito alla richiesta del pilota dell’elicottero e ha sorvolato il paese natale di quest’ultimo, Duronia, in provincia di Campobasso, scendendo sul campo sportivo – ma senza atterrare – per una benedizione «aerea» ai mille fedeli che vi si erano radunati.

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