Contestata l’attribuzione al Caravaggio

(...) In uno dei tesori dimenticati del capoluogo ligure, il complesso certosino costruito nel '200 per volontà della famiglia del nobile Bartolino Di Negro, è custodita una tela di valore ritrovata nel 1997 dalla sopraintendenza genovese. «In occasione del settecentenario del complesso - racconta Don Vincenzo Ricciardi, vice parroco della Certosa- la sopraintendenza decise di mettere mano alle tele presenti in Chiesa e considerate dipinti del Carloni. Tutte le tele, compresa l'Incoronazione, sono finite a Firenze all'Opificio delle Pietre Dure». Durante il restauro, seguito anche dal sovrintendente per il patrimonio artistico della Liguria Piero Donati, sono emersi particolari che porterebbero a far pensare che almeno una parte del dipinto sia opera di Michelangelo Merisi. «La comparazione con l'"Incoronazione di spine" custodita a Prato e considerata l'originale ha evidenziato la possibile autenticità dell'opera. - racconta Donati- Attente analisi hanno dimostrato che l'opera venne dipinta tra il 1605 ed il 1610, epoca nella quale il Caravaggio era a Genova, ospite della famiglia Doria ed in fuga da Roma dove ferì il notaro Mariano Pasqualoni».
Seri dubbi sulla autenticità dell'opera la nutrono Vittorio Sgarbi («Vedo dalle immagini che le unghie, la struttura delle falangi, l’incertezza del disegno sono del tutto estranee alla pittura di Caravaggio») e Marco Ciatti, responsabile del restauro dipinti dell'Opificio delle pietre dure di Firenze il quale spiega che la valutazione dell'autentictà dell'opera per mano del Caravaggio è stata della sopraintendenza genovese: «Dal lavoro svolto, non sono emerse prove né a favore né contro l'attribuzione- continua-. Per cui non si può dire, né smentire a chi appartiene e rimarrà un'opera discussa». I fondamenti della natura autografa del dipinto, secondo la sopraintendenza ligure risalirebbe anche a documenti storici. A commissionare l'"Icoronazione" sarebbe stato il principe Massimo Massimi, questo dettaglio è documentato da un prova scritta risalente alla metà del 1605 per mano del Caravaggio: «Un biglietto -racconta il direttore della sopraintendenza per il patrimonio storico artistico della Liguria- nel quale l'artista promette al principe romano l'opera sul modello di un'altra già realizzata per lui». Al pittore Michelangelo Merisi apparterrebbe la parte centrale del dipinto: il volto ed il busto di Cristo. Il resto dev'essere stata completata da allievi della sua scuola nella seconda metà del XVII secolo.
«La tela è arrivata a Firenze molto molto rovinata- ha replicato Ciatti-, per sostenere la tesi formulata da Donati. Abbiamo usato tutti i più moderni sistemi: sono state fatte radiografie a diverse distanze e usati infrarossi e la riflettologia ma non abbiamo riscontri certi». Oggi alle 16, il telo rosso che copre il dipinto, sarà scoperto dal parroco Don Renzo Ghiglione, nell'oratorio della Chiesa di San Bartolomeo luogo nel quale il Caravaggio, autentico o copia che sia, rimarrà in bella mostra.