Il conto alla rovescia verso somari perfetti

Allegri, somari! il vecchio sogno di Papini, quello di «chiudere le scuole, tutte le scuole, dalla prima all'ultima, asili e giardini d’infanzia, scuole primarie e secondarie, università e accademie» per impedire ai nostri ragazzi di «sacrificare i più begli anni della vita sulle panche delle semiprigioni governative», sta per realizzarsi. Il conto alla rovescia è cominciato.
Meno dieci: il grembiule. È considerato da molti dirigenti scolastici un simbolo fascista, un’uniforme che «essendo uguale per tutti fa pensare a certe costrizioni del Ventennio» e quasi nessuno lo indossa più. Meno nove: il sussidiario. La distinzione fra discipline ha fatto il suo tempo. Storia, geografia, scienze, costituiscono un unico sapere, e perciò addio al libro diviso per materie. Meno otto: il crocifisso nelle aule. La religione cattolica non è più religione di stato. Se la legge è uguale per tutti, o si espongono tutti i simboli religiosi o nessuno. Meno sette: l’interrogazione. Trattasi di una sottile forma di tortura psicologica. Va sostituita col dialogo. Meno sei: i compiti a casa. Fanno solo perdere tempo, ai ragazzi e ai genitori. Si studia solo a scuola. Meno cinque: il tema sulla famiglia. Viola la privacy, andando a frugare tra la vita intima (in qualche caso addirittura fra la biancheria) di mamma e papà. Meno quattro: il compagno di banco. Lo studente deve socializzare con tutti, e perciò d’ora in poi ci saranno «rotazioni» di studenti. Meno tre: la lavagna. È tempo di mandarla in pensione, per sostituirla con uno schermo luminoso collegato a un computer, che permette di intervenire sul testo.
Ed eccoci al meno due: la condotta. Il voto in condotta, già definito da Luigi Berlinguer «un fatto giuridicamente archeologico» e da Tullio De Mauro un «simbolo di repressione e di conformismo» vive i suoi ultimi giorni. Una sentenza del Tar ha annullato la bocciatura di uno studente di I media, punito dagli insegnanti perché era un asino in quattro materie e perché la sua fedina penale scolastica era sporca come quella di Pierino e di Lucignolo elevati al quadrato.
Secondo il Tar della Lombardia, per sole quattro materie (hai detto niente!) non si boccia (si boccia solo in casi estremi, per esempio se l’alunno, interrogato in tutte le materie, si avvale della facoltà di non rispondere) e soprattutto la condotta con la scuola non c’entra niente, poiché compito di quest’ultima è insegnare e non educare.
È davvero così? Io credo che il fine della scuola non è di far conoscere gli affluenti del Po o dimostrare che due rette parallele non si incontreranno mai (mi fanno quasi pena); il fine della scuola è di formare l'uomo e il cittadino; di inserirlo nella società; di farne un individuo «civile». Se a scuola ci si comporta come selvaggi, un po’ selvaggi sono anche coloro che ne prendono le difese.
Pensate che abbia offeso quelli del Tribunale amministrativo regionale? Io dico di no. A scuola andavo male solo in quattro materie (matematica, fisica, chimica e latino), e in quanto alla condotta fui messo nell’angolo quarantaquattro volte, per aver guardato altrettante volte le gambe della supplente.
mardorta@libero.it