Le contraddizioni non risolte della Turchia

Bussa alle porte dell’Unione ma rimpiange e mitizza i fasti dell’impero ottomano. La sua economia cresce del 7% ma obbedisce a norme di ispirazione coranica. C’è libertà di stampa ma i giornalisti vanno in galera

Marcello Foa

nostro inviato ad Ankara

Ci sono Paesi che sanno risolvere le proprie contraddizioni, che nell’alternanza di momenti gloriosi e di episodi drammatici sanno costruirsi un’identità. La Turchia non è tra questi. Bussa alle porte dell’Unione Europea ma non sa chiarire a se stessa, e al mondo, se è occidentale o orientale, laica o religiosa, moderna o socialmente arretrata. Ovunque la si guardi emerge questo dilemma.
1. Un’eredità contrastata
Quali sono le radici della Turchia moderna? In teoria la risposta è netta: nella Repubblica secolare e nazionalista fondata negli anni Venti da Atatürk, che ancora oggi viene venerato dal popolo e dalle istituzioni. Qualunque ufficio pubblico espone le sue gigantografie. Ma negli ultimi vent’anni un numero sempre più ampio di turchi ha riscoperto la propria identità islamica e, con essa, l’impero ottomano, i cui fasti vengono rimpianti e, spesso, mitizzati.
2. L’incognita dei valori
Questa doppia identità si riflette nella vita politica. La Turchia oggi è un Paese musulmano, ma rigorosamente laico, che separa nettamente Stato e Chiesa, e che coltiva sentimenti ultrapatriottici. I turchi si riposano, come noi, la domenica e non il venerdì. Eppure oggi sono governati dal partito Giustizia e progresso, dichiaratamente musulmano. Non ha nulla in comune con i fondamentalisti, ma ha promosso un processo di islamizzazione strisciante, per esempio deplorando il consumo di bevande alcoliche nei locali pubblici e incoraggiando l’uso del velo da parte delle donne.
3. Quale politica economica?
Il musulmano Erdogan non è certo nemico dell’economia di mercato: in quattro anni ha accelerato il processo di liberalizzazione sotto l’impulso della Ue e del Fondo monetario internazionale. E i risultati si sono visti: l’economia cresce al ritmo del 7-8% all’anno e si sono moltiplicati gli investimenti dall’estero, tra cui quelli dell’Italia, che vanta un saldo commerciale positivo di due miliardi di dollari. Ma nel contempo il premier impone norme di chiara ispirazione coranica che lo inducono a penalizzare la fiorente industria vinicola locale e, soprattutto, a sostenere l’Islamic development bank e altri fondi che rispettano sì i precetti islamici, ma che fanno capo all’Arabia Saudita, dove, in caso di controversia legale, vale la shaaria.
4. Democrazia con le stellette
La Turchia è un Paese libero, con una peculiarità: è sotto la tutela dell’esercito, garante supremo della Costituzione e, soprattutto, della secolarità. Ogni volta che forze estremiste - di sinistra o islamiche - si sono avvicinate al potere, i generali sono intervenuti. Ancor oggi vegliano di fatto sul sistema politico. La Ue ritiene che la loro influenza sia incompatibile con le consuetudini europee, ma sono in molti a pensare che senza la garanzia dei militari la Turchia scivolerebbe rapidamente verso l’Islam più retrivo.
5. Paese libero (più o meno)
In Turchia esiste la libertà di stampa, purché non si violi l’articolo 301 del codice penale, che vieta qualunque offesa all’identità nazionale. E siccome il concetto è piuttosto ampio, diversi giornalisti vengono denunciati per reati d’opinione. In passato molti di loro finivano in galera, ora, grazie alle pressioni della Ue, spesso vengono prosciolti; ma l’abrogazione della norma non è all’ordine del giorno. Anche il rispetto delle libertà civili è dubbio: fino a qualche anno fa l’esercito si è reso protagonista di violenze ingiustificate e repressioni arbitrarie. Di recente gli abusi sono diminuiti, ma non sono cessati.
6. Attenti alle minoranze
La Costituzione sancisce il rispetto delle minoranze, anche religiose, ma, come è tipico dei Paesi nazionalisti, alcune sono meno fortunate di altre. I turchi, per esempio, non riconoscono le loro responsabilità nel genocidio degli armeni, e nemmeno che esista una questione curda, sebbene questa etnia rappresenti circa il 20% della popolazione.
7. Una società patriarcale
Nelle grandi città le ragazze si vestono all’occidentale e seguono uno stile di vita simile al nostro, sebbene poche riescano a raggiungere posti di responsabilità; ma nelle campagne la maggior parte indossa il velo ed è scarsamente istruita. La legge tutela la donna, eppure permangono consuetudini medievali. Una donna su tre viene picchiata o stuprata dal marito. Dal 2001, 500 donne sono state uccise da propri familiari, nonostante il delitto d’onore sia stato bandito.
8. Europa, pro o contro
Perché la Turchia dovrebbe entrare in Europa? Essenzialmente per ragioni demografiche (è un Paese giovane in un continente che invecchia), per motivi legati alla sicurezza strategica e agli approvvigionamenti energetici. Ma chi è contrario sostiene che questo Paese non è europeo bensì asiatico, e che le sue radici sono musulmane e pertanto diverse dalle nostre, prevalentemente cristiane. Sarebbe insomma un corpo estraneo, da aggregare con accordi privilegiati ma non da inglobare.