Contrordine: prendere il sole combatte i tumori

Gli esperti: la dose di vitamina D contenuta nei raggi ultravioletti riduce il rischio per ovaie, intestino e seno. Ma non si deve esagerare

Monica Marcenaro

Tutto da rifare: il sole fa bene. Anzi, è necessario esporsi ai raggi ultravioletti con una certa regolarità perché hanno un effetto protettivo nei confronti dei tumori, in particolare quelli al seno, alle ovaie e all'intestino. Secondo una ricerca condotta da scienziati californiani, che hanno passato in rassegna i risultati di studi condotti negli ultimi quarant'anni, una dose giornaliera di vitamina D riduce della metà il rischio di tumore alla mammella e la maggior fonte di questa vitamina è proprio la luce del sole.
Non è la prima volta che delle ricerche scientifiche ci mettono di fronte al dilemma di quale sia la miglior scelta per la nostra salute. È successo con il vino che preso a piccole dosi, massimo mezzo bicchiere a ogni pasto, ha un effetto benefico per il cuore, mentre gli eccessi nel suo consumo sono talmente dannosi da rendere necessarie ampie campagne d'informazione in tutto il mondo occidentale. Lo stesso è capitato con il cioccolato: quello fondente, con un’alta percentuale di cacao, è amico dei vasi sanguigni. In piccole quantità, infatti, aiuta a mantenere in buona salute le arterie con effetti positivi sulle loro pareti interne, mentre diventa ogni giorno più pressante l'invito dei medici a mantenersi nel peso forma e a non eccedere con dolci e zuccheri. Anche il luppolo è stato rivalutato: è vero infatti che l'alcol fa male, ma è altrettanto vero che dei ricercatori hanno dimostrato l'utilità di qualche bicchiere di birra nella prevenzione dei tumori. Il caffè, poi, si è rivelato il liquido più ricco di sostanze antiossidanti, di gran lunga superiore al tè, anche se in dosi massicce può essere tossico e dannoso per le vie digestive.
Sulle vitamine il dibattito è sempre aperto: chi riempie il carrello della spesa con integratori di vario tipo mette in pericolo la propria salute. Secondo un'indagine della Food standard agency (l'ente governativo inglese per gli standard alimentari) un eccesso di vitamine in pillole può danneggiare il fegato, rendere le ossa più fragili e in alcuni casi aumentare il rischio di cancro. È una questione di quantità insomma, come dimostra anche l'ultima ricerca sull'utilità dei raggi solari, gli stessi finora incriminati ogni volta che viene diagnosticato un tumore della pelle, un melanoma. La prova dell'efficacia protettiva della «vitamina del sole» è talmente schiacciante - si legge sul quotidiano britannico Independent di ieri - che il governo deve intervenire prontamente presso le autorità sanitarie affinché la popolazione venga spinta ad incrementarne i livelli nel sangue. Parallelamente è dimostrato che la mancanza di vitamina D può avere effetti letali: problemi cardiaci, polmonari, cancro, diabete, pressione alta, schizofrenia e sclerosi multipla sono le patologie sulle quali la vitamina D può svolgere un ruolo vitale. È essenziale inoltre per la salute delle ossa, per evitare il rachitismo infantile e l'osteoporosi senile. Secondo gli scienziati americani, una dose giornaliera di 25 milligrammi è necessaria per mantenersi in buona salute, un livello due volte e mezzo superiore a quello attualmente raccomandato negli Usa.
L'ultima ricerca condotta dagli specialisti dell'Università di San Diego, California, guidati dal professor Cedric Garland, ha passato in rassegna 63 documenti scientifici, pubblicati tra il 1966 e il 2004, sui legami tra vitamina D e tumori: ne deriva che le persone che abitano negli Stati americani del nord est, meno soleggiati, e anche gli afroamericani, con una pella scura e meno ricettiva dei raggi solari, registrano un'incidenza maggiore di tumori. Chi dubita dell'utilità dei raggi ultravioletti, può rimediare mangiando fegato e latticini, bevendo latte e utilizzando olio di pesce: tutte fonti alternative di vitamina D.