IL COORDINATORE 4 SAVERIO ROMANO

Roma«Il nostro principale obiettivo è quello di rafforzare il governo Berlusconi per consentire al nostro Paese di arrivare alla fine naturale della legislatura senza ulteriori problemi». È la prima cosa che tiene a sottolineare Saverio Romano all’indomani della conferenza stampa durante la quale il parlamentare da poco uscito dall’Udc ha annunciato la nascita di «Noi Sud-Popolari Italia domani» assieme ad Arturo Iannacone, Calogero Mannino, Vincenzo Scotti e altri deputati.
Onorevole Romano, dove volete arrivare?
«Al momento siamo in undici a condividere questa scelta, ma siamo destinati a crescere. Secondo il regolamento della Camera possiamo definirci un sottogruppo federato all’interno del Gruppo misto, ma entro la fine dell’anno dovremmo riuscire a dar vita a un nuovo gruppo».
Quindi, almeno per ora, avete un’agibilità limitata tra i banchi di Montecitorio?
«Non è proprio così. Intanto siamo fermamente intenzionati a chiedere al presidente Fini di riconoscere politicamente il nostro ruolo, al di là delle ristrettezze regolamentari, e consentirci di partecipare alla conferenza dei capigruppo. Del resto non sarebbe una novità: è già accaduto quando il presidente della Camera Casini riconobbe il ruolo politico di Bertinotti che non aveva, però, i numeri sufficienti».
La vostra iniziativa sembra in controtendenza rispetto al bipolarismo che ha semplificato la scena partitica. Non è così?
«No. Sicuramente il bipolarismo non verrà messo in discussione dalla nostra scelta politica. Anche se è inevitabile che la nostra esperienza sia destinata a sfociare nella nascita di un nuovo partito, dopo la formazione del gruppo parlamentare. Possiamo già contare su numerosi consiglieri in molte regioni del Centro-Sud e in altri enti locali. Semmai vogliamo contribuire a rafforzare la logica bipolare con il nostro contributo che si propone di rendere più incisiva l’azione del governo. Lo abbiamo già dimostrato alla fine di settembre votando la fiducia dopo l’appello del presidente Berlusconi».
È per questo che siete usciti dall’Udc? Lei, tra l’altro, fino a pochi mesi fa era segretario regionale dell’Udc in Sicilia...
«Il vero motivo è stata la virata a sinistra di Casini che voleva cercare un accordo con D’Alema. L’Udc, salvo gli ultimi tempi, da quindici anni è stabilmente collocato nel centrodestra, quindi quella di Casini è una mossa del tutto innaturale e contraria allo spirito popolare che anima tutte le forze politiche cattoliche europee».
La vostra è una scelta dettata dalla «ragion politica»?
«È una scelta dettata dalla testa, ma anche dal cuore. E siamo convinti che questa nostra idea popolare, attorno alla quale si ritrova un valido progetto politico, sia in grado di catalizzare grande attenzione e nuove adesioni soprattutto da quegli ambienti che non si riconoscono più nelle giravolte degli attuali vertici dell’Udc. Ovviamente se Casini tornasse sui suoi passi, saremmo i primi a compiacercene e a rivedere i nostri progetti, ma dubito fortemente che ciò possa accadere».
Non temete che il nome stesso del vostro gruppo possa far pensare a una sorta di contrappeso sudista rispetto alla Lega?
«No, sarebbe un’idea estremamente riduttiva. La nostra è una scelta che si muove in un quadro di partito nazionale. Ho già detto che possiamo contare su rappresentanti eletti anche nel Lazio, per esempio. E comunque abbiamo l’ambizione di proporci come la quarta “gamba” di un’alleanza che vede insieme il Pdl, la Lega e il Fli. Ci consideriamo una forza politica di centro, di ispirazione popolare e riformista, e nel nostro certificato di nascita non esiste l’intenzione di dividere. Certo, sosterremo la necessità di un piano straordinario per il Mezzogiorno ma questo, in una visione nazionale, non significa contrastare la Lega».