Il coraggio (premiato) di saper crescere

L’operazione, datata 1992, fu molto coraggiosa: il gruppo Italcementi, che allora operava soltanto in Italia, Cipro, Cecoslovacchia e Stati Uniti, acquisì da Paribas il controllo di Ciments Français, attiva in un panorama internazionale molto più ampio, che dava all’antico marchio bergamasco potenzialità veramente globali. Di fatto, Italcementi acquistò una società che aveva dimensioni doppie rispetto alle proprie. E che necessitava di una cura ricostituente piuttosto energica. L’investimento fu di 7,4 miliardi di franchi francesi (1 miliardo di euro), cui si aggiunse un investimento in proprio di Mediobanca per circa 700 miliardi di lire. I primi nodi emersero in breve: furono individuate irregolarità nei bilanci del gruppo francese che portarono, come prima conseguenza, a uno sconto di 500 milioni di franchi (128 miliardi di lire) al closing dell’operazione, poi a un’inchiesta giudiziaria nei confronti del presidente di Paribas, che fu accusato di falso in bilancio. «Digerire» un boccone così grosso non fu lieve, visto che negli anni immediatamente successivi la crisi che investì l’economia europea e mondiale contrasse anche la domanda di cemento; ma Ciments tornò nell’arco di qualche anno a utile e dividendo.
Alla fine, l’esperienza e la determinazione del gruppo Pesenti ebbero la meglio. Italcementi con l’operazione potè spiccare il grande salto: prima, il giro d’affari era equivalente a 885 milioni di euro, con un margine lordo di 200; di colpo passò a 2,5 miliardi. Nel 2007 i ricavi hanno superato i 6 miliardi e il Mol è stato superiore agli 1,4. Scese il peso dell’Italia (dal 97% al 27,5% sul fatturato), salì la capacità produttiva. Fino al 1992, anno dell’operazione, essa fu la più rilevante acquisizione industriale realizzata all’estero da un gruppo italiano. L’aumento di capitale di 5 miliardi di franchi lanciato ad hoc fu il nuovo record per la Borsa di Parigi.
Oggi il gruppo è il quinto produttore di cemento a livello mondiale; Italcementi è fra le prime dieci società industriali italiane, è presente in 22 Paesi, in quattro continenti con 62 cementerie, 13 centri di macinazione, 5 terminali, 614 centrali di calcestruzzo e 125 cave di inerti.
Dopo l’acquisizione e il risanamento di Ciments français, il gruppo, dalla fine degli anni Novanta, ha ripreso la via dell’espansione con investimenti in Marocco, Thailandia, Bulgaria, Kazakistan, India, Egitto e Cina. Nel 2008 ha avviato un importante progetto in Libia.