La corrente «Nur», spiraglio di luce nel mondo islamico

Massimo Introvigne

È in corso a Istanbul un convegno - cui sono l'unico invitato italiano - su quella che è una delle principali correnti mondiali dell'autentico «Islam moderato». Si tratta dalla corrente Nur («Luce»), che si rifà al pensiero di Bediüzzaman Said Nursi (1873-1960), e cui stime diverse attribuiscono da quattro a sei milioni di membri, in maggioranza in Turchia ma con una forte presenza in tutta l'area musulmana asiatica, dall'Asia Centrale ex-sovietica al Sinkiang cinese.
Nursi, che prende il nome dal villaggio di Nurs, in Anatolia, dove nasce nel 1873, dedica tutta la sua vita a proporre un'educazione islamica che mostri il Corano come compatibile con la scienza e la cultura moderne, ed eviti così che molti giovani musulmani abbandonino la religione. In epoca kemalista il movimento Nur agisce attraverso circoli di lettura delle Epistole della Luce, il best seller del fondatore, originariamente copiato a mano ben seicentomila volte da discepoli entusiasti: una violazione delle leggi anti-religiose del regime di Atatürk, che porta a un primo arresto di Nursi nel 1930, seguito da un secondo nel 1943 dopo che alcuni suoi scritti sono stati stampati clandestinamente a Istanbul. Ma le Epistole continuano a essere lette in segreto da milioni di turchi, e costituiscono un potente elemento di resistenza ai processi secolarizzatori del regime.
Dopo la morte di Nursi nel 1960 il movimento si frammenta in otto principali branche, che talora collaborano fra loro come in occasione del convegno in corso a Istanbul, la più nota delle quali su scala internazionale è diretta da Fethullah Gülen, che vive da anni negli Stati Uniti. A proposito di Gülen, alcuni osservatori accademici parlano di un pensiero «neo-Nur», che unisce alle idee di Nursi un nazionalismo turco o grande-turco, il che ne spiega il successo nelle popolazioni che si considerano etnicamente affini ai turchi nell'Asia Centrale post-sovietica. Comunque sia, attraverso le oltre trecento scuole istituite in Europa e Asia, il movimento Nur, sia nella versione di Gülen sia nelle altre, si è affermato come una delle principali presenze mondiali di un Islam centrista. Le statistiche precise rimangono controverse e c'è chi parla di un network più che di un movimento.
Nur dedica particolare attenzione al dialogo interreligioso, e in questo senso vanno segnalati un incontro fra Gülen e Giovanni Paolo II (1920-2005) nel 1998, nonché un congresso organizzato a Roma nel 2003. I Nur esercitano una profonda influenza culturale in un'ampia area che va dalla Turchia alla regione occidentale a maggioranza musulmana della Mongolia, passando per il turbolento Uzbekistan, senza dimenticare la forte presenza nella diaspora turca in Germania e negli Stati Uniti. Benché non ami l'aggettivo «riformista», il movimento Nur - che rimane conservatore in quanto critico del secolarismo sia occidentale sia turco - si è aperto fin dagli inizi a un'educazione che tenga conto della scienza e della cultura dell'Occidente e a una politica disponibile a un dialogo sui diritti dei non musulmani e delle donne, che ne fanno il prototipo di quell'«Islam moderato» che oggi tutti dicono di cercare. Come emerge al convegno di Istanbul, la sfida cui i suoi milioni di seguaci si trovano davanti è come penetrare, dal mondo turco e dell'Islam centro-asiatico, nell'area di lingua araba, dove la presenza è per ora modesta e dove di idee come quelle Nur ci sarebbe un gran bisogno.