Corsa a ostacoli

Il Dpef presentato ieri dal ministro dell’Economia, Domenico Siniscalco, è contemporaneamente una corsa a ostacoli e uno slalom. La corsa a ostacoli è rappresentata dal rientro dovuto nei canoni indicati da Maastricht. Lo slalom viene fatto tra le tante cose che il Paese avrebbe bisogno di vedere realizzate e quelle che effettivamente si possono fare. Tra ostacoli di finanza pubblica e slalom fra le scelte politiche, economiche e sociali si può leggere questo documento del governo.
Partiamo dalla corsa a ostacoli. Nel documento è indicato il percorso che sarà fatto per rientrare al di sotto del 3 per cento nel rapporto fra Pil e deficit. Questa corsa durerà due anni passando dal 4,3 per cento del 2005 al 3,8 per cento del 2006, fino al 2,8 del 2007. Il debito pubblico dovrebbe diminuire dal 108,2 per cento del 2005 al 107,4 per cento del 2006, al 105,2 per cento del 2007. Queste cifre significano molto rigore nella spesa, soprattutto in quella corrente dove certamente si annidano sperperi e sprechi. Tutti e due eliminabili, diminuibili, correggibili. Sacrosante le parole di Siniscalco rivolte agli enti locali dove invita a spendere più in investimenti e meno in spesa corrente. Questo Paese ha bisogno di investimenti come il pane. Si è dedicato per anni al dessert e ai liquori, non ha pensato agli elementi fondamentali di qualsiasi pranzo: pane e coperto. Anche l’economia funziona così: tanto meglio va quanto più è ben preparata la tavola e significa dotarla di quegli elementi fondamentali che ne consentano lo sviluppo.
Passiamo allo slalom. Da questo punto di vista nel Dpef è contenuta una buona notizia, le risorse per il piano delle infrastrutture passano dai precedenti 125,8 miliardi agli attuali 170. Superato il paletto delle infrastrutture il Dpef si occupa delle famiglie meno abbienti favorendo la deduzione di parte delle spese sostenute per i servizi per l’infanzia e in particolare per gli asili nido. Questa misura è fondamentale per permettere alle donne di conciliare i carichi familiari con quelli lavorativi. Era ora.
Una attenzione particolare viene anche riservata ai problemi del Mezzogiorno. Una misura importantissima è quella che prevede di introdurre nei mercati dei servizi, e in particolare quelli di pubblica utilità (acqua, energia elettrica, raccolta rifiuti), condizioni di maggiore concorrenza in modo da favorire un miglioramento della gestione e anche un migliore rapporto qualità-prezzo. Verranno inoltre riformati gli incentivi per renderli più efficaci, verrà introdotta una fiscalità di vantaggio soprattutto per i nuovi assunti. Insomma, non assistenzialismo ma incentivi allo sviluppo.
Certamente tutto questo è fatto seguendo una logica coerente ma potendola seguire limitatamente per quegli ostacoli e per quello slalom che abbiamo detto all’inizio.
Ieri il Sole24Ore, quotidiano autorevole e certamente non filogovernativo, riportava, nel giorno dello sciopero degli autoferrotranvieri, una notizia importante che fa molto riflettere. Si scriveva in quell’articolo che in caso di malattia i lavoratori della categoria del trasporto, ricevono in media il 20 per cento in più dello stipendio. Noi non vogliamo sindacare sugli stipendi di questi lavoratori che certamente non saranno stipendi da nababbi, per un lavoro spesso duro, e quindi si può discutere se quegli stipendi siano adeguati o no. Quello che è fuori discussione è che, nel caso in cui si decidesse che quegli stipendi sono insufficienti certamente non è la misura giusta quella di aumentarli con pappette all’italiana come questa della maggiorazione del 20 per cento in caso di malattia.
Di queste cose in Italia ce ne sono moltissime. Più di occuparsi di riformare le strutture del Paese, per anni si è fatta una politica finanziaria atta a far chiudere la bocca di chi protestava. Un pezzo a questo e un pezzo a quello e, dai e dai, la finanza pubblica è diventata una corsa a ostacoli e le riforme da fare nel Paese uno slalom con paletti vicinissimi uno all’altro. Questo Dpef ne è una eloquente, saggia e fedele fotografia.