Corsi di chirurgia a Milano per docenti Usa

Medici specialisti dagli Stati Uniti a lezione al Policlinico San Donato per imparare le tecniche più avanzate della cardiochirurgia italiana e studiare i vantaggi del nostro Sistema sanitario nazionale. Con questo duplice obiettivo una trentina di cardiochirurghi statunitensi della New York University si sono riuniti, nei giorni scorsi all’Irccs Policlinico San Donato (centro di eccellenza alle porte di Milano specializzato nella cura delle malattie cardiovascolari, 2000 interventi di cardiochirurgia all’anno, 1000 addetti di cui 200 medici specialisti), per partecipare ad un workshop di formazione (18 crediti assegnati dalle autorità sanitarie americane), diviso in 3 sessioni dedicate alla gestione, all’incidenza e trattamenti della cardiopatia ischemica e alle malattie valvolari cardiache. «Il sistema sanitario americano ha subito una trasformazione in questi anni, in negativo - ha commentato Lawrence Rabinowitz, anestesista e responsabile dell’organizzazione dei corsi di aggiornamento dei medici alla New York University -. Dobbiamo imparare dai sistemi europei, meglio valutati dall’Organizzazione mondiale della sanità». Gli specialisti statunitensi sono venuti in Italia per capire proprio le caratteristiche di un modello sanitario che funziona: a fronte di una spesa pari all’8 per cento del Pil garantisce assistenza a tutti i sessanta milioni di abitanti (extracomunitari compresi), rispetto ad un sistema americano che invece non riesce a curare tutta la popolazione, nonostante spenda il 15 per cento del Pil. «Può stupire, che una delle più importanti università americane abbia scelto l’Italia quale partner per un corso di formazione per cardiochirurghi – ha commentato Giuseppe Rotelli presidente del Gruppo Ospedaliero San Donato (il primo in Italia) –, ma la nostra cardiochirurgia è da tempo un punto di riferimento per le principali istituzioni sanitarie americane». I medici americani, infatti durante il corso sono stati seguiti da Lorenzo Menicanti, responsabile della U.O di cardiochirurgia II del Policlinico San Donato e co-chairman della più importante ricerca sul cuore finanziata dal governo degli Stati Uniti (Stich Trial). Menicanti ha messo a punto e standardizzato una tecnica chirurgica per la terapia dello scompenso cardiaco, nel paziente che ha subito un infarto acuto del miocardio. Al suo attivo conta 1500 interventi di questo tipo, eseguiti al Policlinico San Donato. Inoltre negli ultimi due anni 40 università americane e 10 da altri Paesi hanno inviato équipe di cardiologi per imparare proprio la “tecnica Menicanti”. «I pazienti trattati con questo intervento, migliorano le loro condizioni cliniche e necessitando di meno cure sono un beneficio per i vari sistemi sanitari», ha spiegato il cardiochirurgo. Va aggiunto che la mortalità per infarto, negli ultimi anni, è diminuita del 30 per cento, mentre quella per lo scompenso cardiaco, che crea costi al sistema sanitario, è aumentata del 50 per cento.