La Corte dei Conti: pressione fiscale anomala, la più alta da 10 anni

L'allarme della magistratura contabile: l'elevata pressione fiscale ha "implicazioni negative" sullo sviluppo dell'economia. Estesa l'area dell'evasione. Il nodo della spesa corrente e la riduzione del debito pubblico. Cresce la corruzione

Roma - La pressione fiscale in Italia è a un «livello anomalo» con «implicazioni negative» per lo sviluppo economico del Paese. Lo ha detto il relatore della Corte dei Conti, Fulvio Lazzaro durante la presentazione del rendiconto generale dello Stato. «Il rischio di mancare ancora una volta gli obiettivi di controllo della spesa pubblica - ha sottolineato Balsamo - si riflette, naturalmente, in quello non meno grave di dover necessariamente rinunciare al progetto di allentare gradualmente la pressione fiscale, il cui anomalo livello - ha aggiunto - non è privo di implicazioni negative sullo sviluppo delle attività produttive e sulla allocazione dei fattori di produzione».

Servono rigide regole di spesa Il risanamento dei conti è legato alla riduzione della spesa. Lo ha ribadito il relatore Fulvio Balsamo durante la relazione sul rendiconto generale dello Stato per il 2007. «Per i prossimi anni - ha sottolineato - il definitivo risanamento dei nostri conti pubblici non può prescindere dall’osservanza di regole rigide di evoluzione della nostra spesa pubblica corrente, certamente da mantenere su tassi di incremento inferiori al tasso di crescita nominale del prodotto». «Il quadro di finanza pubblica del 2007 - ha sottolineato - lascia irrisolti, nella prospettiva di medio-lungo termine, i problemi legati a un efficace controllo della spesa pubblica primaria sollevati anche dalla Corte».

Conti migliorati ma per l'aumento delle entrate Il 2007 «è stato un anno positivo per i conti pubblici» ma il miglioramento è dovuto soprattutto all’aumento della pressione fiscale, arrivata quasi a livelli record., ha aggiunto Balsamo. «I progressi ottenuti in termini di saldi e di debito pubblico - ha detto Balsamo - sono riferibili ancora per il 2007 al forte incremento delle entrate delle amministrazioni pubbliche e, in particolare, alla crescita delle entrate fiscali, la cui pressione sul Pil è aumentata di ben 1,2 punti rispetto al 2006, raggiungendo il 43,3%: valore inferiore di solo lo 0,4% al massimo storico verificato nel 1997». «Mentre si è consolidata la tendenza alla crescita della spesa per interessi (+12%) - ha aggiunto il relatore - modeste hanno seguitato a risultare le azioni di contenimento della spesa corrente primaria, che appare ridotta di solo lo 0,2% sul Pil tra il 2005 e il 2007 e della spesa primaria totale, sostanzialmente invariata sul prodotto se misurata al netto degli oneri straordinari».

Pensioni, spesa in aumento Nel 2007 la spesa pensionistica è nuovamente aumentata (+4,1%) ed è quindi sempre più necessario adeguare i coefficienti di trasformazione. «In un’ottica che impone il conseguimento del pareggio di bilancio in tempi più brevi di quelli necessari per ricondurre in equilibrio il sistema previdenziale - ha spiegato Balsamo - la crescita della spesa pensionistica potrà continuare a generare tensioni per la gestione della politica di bilancio. Resta ferma la preoccupazione, già espressa dalla Corte, in merito al non immediato adeguamento dei coefficienti di trasformazione». «Un mancato adeguamento dei coefficienti - ha aggiunto il relatore - produrrebbe un aggravio dei conti pubblici solo nel lungo termine e pertanto il rischio è che la politica economica resti invischiata in un problema di dissonanza cognitiva, mancando di porre oggi le necessarie basi per la conservazione degli equilibri futuri».

Vendere il patrimonio pubblico: vale 1800 miliardi Allo «sforzo» per ridurre il debito pubblico «può contribuire la graduale vendita del patrimonio pubblico, che rappresenta valori attivi stimati in 1.800 miliardi e quindi superiori al debito stesso», ha ainvece sottolineato il procuratore generale Furio Pasqualucci.

Tassazione, la più alta da 10 anni La pressione fiscale «con il 43,3% del pil ha raggiunto il valore più elevato negli ultimi 10 anni» ed è «certamente da escludere un suo aumento», ha rimarcato Pasqualucci definendo questo dato una «nota negativa» insieme a quella «del livello della spesa pubblica corrente, passata dal 44,3 al 44,6% del pil». Secondo Pasqualucci, «è certamente da escludere un aumento della pressione fiscale, nondimento molto si può operare sul fronte delle entrare. L’area dell’evasione è tutt’ora molto estesa e rappresenta una riserva che può incrementare in misura notevole le pubbliche risorse ove si riesca a ricondurla progressivamente nell’ambito della fiscalità generale, come del resto hanno dimostrato i cosiddetti tesoretti recuperati nel biennio scorso». Sul fronte della riscossione, Pasqualucci ha definito «apprezzabili» gli incrementi dovuti all’opera di Equitalia ma ha sottolineato che «le percentuali cui si è pervenuti sul fronte erariale (7,37%) e previdenziale (22,95%) sono ancora molto basse e, specialmente per le entrate erariali, sono tali da destare notevole preoccupazione. Un incremento - ha ossesrvato - è doveroso».

Cresce la corruzione nella pubblica amministrazione Denuncia Pasqualucci. Nel 2007, spiega il procuratore, ci sono state condanne per oltre 18,800 milioni di euro «a contrasto degli atti di corruzione nei pubblici apparati, con un incremento di oltre il 30% rispetto all’omologo dato del 2006».

Sì ai ticket sanitari Pasqualucci dice sì alla reintroduzione dei ticket per compensare il taglio della spesa alla sanità. "Aiuterebbe a ridurre la spesa in farmaci -spiega- che molto spesso non vengono utilizzati". La Corte sottolinea che per limitare la spesa pubblica "margini di miglioramento sono ipotizzabili per la spesa sanitaria", tagliando "sprechi e inefficienze". Nell’insieme comunque la spesa sanitaria migliora, serve una stretta su specialistica e diagnostica. Nella spesa sanitaria per beni e servizi "emerge un quadro di carenze, sprechi, inefficienze e irregolarità di vario tipo". Questi fenomeni, ha aggiunto il pg, avvengono "nell’uso di risorse strumentali, nelle procedure di spesa, nelle consulenze, che richiedono, ove non si tratti di fattispecie dolose, quanto meno una più attenta cultura amministrativa e una migliore capacità di utilizzo delle risorse disponibili". Nel 2006, ha evidenziato Pasqualucci, la spesa sanitaria per beni e servizi ha superato i 29,5 miliardi (+2,6 rispetto al 2006).